Black Mountain @ Salumeria della Musica [Milano, 29/Settembre/2010]

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Treno in ritardo, mezzi pubblici a passo d’uomo ed un concerto che anche a questo giro inizia prestissimo. Probabilmente alla Salumeria pensano che nessuno è interessato ai gruppi spalla (e forse è anche vero), ma sarebbe più che giusto indicare sul proprio sito internet l’orario d’inizio effettivo e non quello del gruppo principale. Entro alle 20:45 a digiuno e scopro che un gruppo sta già suonando. Il nome mi è sfuggito, inglese se non erro (Goldheart Assembly, ndr). Per quel poco che ho sentito noiosi e quindi non indagherò più di tanto.

Del secondo gruppo il nome invece me lo ricordo: The Night Terrors. Sono in quattro e vengono da Melbourne. L’attenzione viene subito catturata dal gigante biondo che armeggia con il theremin. Se la memoria non mi inganna è la prima volta che vedo qualcuno che lo suona effettivamente, senza limitarsi a fare uscire qualche suono a casaccio. La proposta non è malaccio, musica strumentale guidata da theremin, synths e batteria che ricorda le colonne sonore dei film horror anni ’60/’70. Quando poi il leader molla il theremin ed imbraccia il basso le coordinate si spostano maggiormente in territori post-punk. A tratti mi ricordano un po’ i Messer Chups spogliati della componente surf. L’unica pecca è che i brani si assomigliano un po’ tutti e non hanno grosse variazioni di tema. Bella anche la grafica dei loro dischetti e magliette.

Ed ora i Black Mountain che nel frattempo hanno riempito il locale e che attendevo con ansia nonostante la mezza stroncatura del giudice talebano. ‘Wilderness Heart’ a parer mio è un buon album, anche se non raggiunge le vette dei primi due dischi. Il concerto però è stato una delusione per una concatenazone di eventi letale. La cantante si sentiva poco o nulla ed in più sembrava impaurita ed impacciata come una studentessa al primo esame universitario. Non so, forse si è presa un acido troppo forte e si vedeva assalita dallo squalo del disco. Fatto sta che la sua presenza rasentava il nulla. Poi vabbeh… se mi fai suonare i Black Mountain a volumi da sagra paesana poi mi spieghi come fanno a spingere cavalcate come ‘Stormy High’, ‘Old Fangs’ e ‘Let Spirits Ride’? Insomma, se vai a vedere un gruppo del genere i timpani fischianti il giorno seguente dovrebbero essere inclusi nel prezzo del biglietto! Ma ormai Milano è questa e i locali che si possono permettere dei volumi degni quasi non ci sono più. A questo punto tanto vale mettere una croce su Milano e macinare chilometri in macchina. Purtroppo la mia attenzione scema ben presto e la versione estesa di ‘Druganaut’ posta in chiusura mi tramortisce definitivamente. Scoccia tantissimo non potersi godere un concerto e parlarne in maniera adeguata ma la situazione generale era a parer mio francamente imbarazzante. O forse ho semplicemente bisogno di un apparecchio acustico. A Ravenna e Roma andrà sicuramente meglio.

Chris Bamert