Black Hearted Brother (Slowdive + Seefeel): da Top 5

699

Black Hearted Brother. Non è certo questa la “cura” anti-reunion degli Slowdive adottata da Neil Halstead se è vero che qualche settimana fa si è riunito eccezionalmente con Rachel Goswell per un paio di concerti londinesi. Nell’attesa il 42enne musicista inglese (non dimenticate mai i Mojave 3 e la sua produzione solista) si unisce a Nick Holton dei Coley Park e al londinese Mark Van Hoen – che vanta una breve passato nei fenomenali Seefel e che ritroveremo incidere sia come Locust (nulla a che vedere con The Locust) che a suo nome (“in a brief listen one can hear the influence on Boards of Canada’s damaged melodies and dense claustrophobia, more so even than usual suspects like the Aphex Twin”). Van Hoen è stato anche il produttore di tre dischi dei Mojave 3 mentre Holton del bellissimo lavoro solista di Halstead ‘Palindrome Hunches’. Il 22 ottobre il trio ha pubblicato via Slumberland Records/Sonic Cathedral il debutto ‘Stars Are Our Home’. Halstead racconta: “A lot of very long and indulgent space rawk. The idea was to just make a record that was in some ways ‘unedited,’ to not worry about a particular sound or style, but to just go with the flow. We all make quite focused records individually so, as Mark says, it’s our ‘guilty pleasures’ album“. Un disco splendido che riconsegna ai cuori colmi d’emozione l’autentica purezza dello shoegaze, attualizzata, non scontata e infarcita di talento assoluto. Ascolta ‘(I Don’t Mean To) Wonder’