Black Dice @ Spazio Concept [Milano, 26/Settembre/2012]

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“Cinque album alle spalle per dei giovanissimi cresciuti tra i rave di mezza America. Sonici e perforanti seviziano le manopole dei multieffetti, dei pedali posti sui tavoli di fronte a loro fondendo le nostre sinapsi. Non siamo nel 2029 come si legge sulla loro presentazione, ma poco ci manca (4/5)” (leggi). “Rispetto a Roskilde la loro è un’esibizione meno diretta e facile. Sempre bombastici, ma più frazionati e caotici. Non risparmiano una goccia di sudore mostrando un’urgenza fuori dal comune. La gente si dimena e dimostra di gradire. Noi con loro (4/5)” (leggi)

Questo è quanto (soprattutto) il socio Chris affermava nel 2009 e nel 2010 in due degli eventi europei più prestigiosi ai quali abbiamo partecipato. Stasera sono solo e la curiosità di vedere per la terza volta questa band tra i palazzi e i loft di via Tortona mi spinge addirittura a lasciare la televisione accesa con su le immagini della Roma che incrocia la Sampdoria. E’ uscito da qualche mese il sesto album, ‘Mr. Impossible’, poco lucido e sgangherato nella definizione complessiva rispetto a ‘Beaches & Canyons’ che li ha lanciati e consolidati, e a ‘Repo’, assaporato a Minehead e, prima ancora, a Roskilde. I pezzi mancano di mordente e tendono a sfumarsi tra di loro anche se l’impatto stasera ha raggiunto comunque l’obiettivo di far sgranare gli occhi dei più che magari conoscono la band in maniera più superficiale. Non è la prima volta che vado allo Spazio Concept. Ma non sapevo che ospitasse anche concerti dato che sono stato da quelle parti solo in occasione del Fuorisalone o di eventi legati al MiArt.

Il locale si riempe rapidamente, inaspettatamente e non mi fa rimpiangere per nulla altri posti di Milano, secondo me validissimi, ma che, per motivi evidentemente di scomodità, riescono a rastrellare 20 o, al massimo, 50 persone per un evento del genere. Alle 23 circa attacca Simone Trabucchi alias Dracula Lewis, un giovane e promettente milanese (fondatore anche dell’etichetta Hunderbiss) che ci somministra delle discrete tracce lo-fi distorte e field recordings prodotte attraverso strumenti (anche) danneggiati.

Nel frattempo scambio quattro chiacchiere (forse cinque) con Aaron Warren che fa avanti e indietro tra il bancone e il cortile esterno. E’ agitato e si mischia/mimetizza tra la gente che sembra non riconoscerlo fino a che, verso le 23.45, non sale sul palco assieme ai fratelli Bjorn e Eric Copeland e comincia a picchiare sulle pad. Da quel momento in poi, nulla è più come prima. I Black Dice azzerano e asfaltano Dracula Lewis fin dai primi due pezzi ‘Outer Body Drifter’ e ‘Rodriguez’. Manipolano i loro arnesi, i loro campionatori e ci fanno saltare in aria con ‘Pigs’ e ‘Pinball Wizard’ (che non c’entra nulla con il più celebre pezzo degli Who). Chiudono con ‘The Jacker’. Un pezzo, che ricorda sicuramente tempi migliori. Oggettivamente, non si è trattata di una performance da ricordare con entusiasmo come le altre citate anche se è indubbio che i Black Dive ce la mettono tutta per mantenere viva questa loro particolare visione della musica (funk, punk) rock rivista in chiave elettro-post-pop.

Andrea Rocca

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