Binker and Moses @ Monk [Roma, 9/Novembre/2017]

385

Binker & Moses sono le nuove stelle del jazz inglese. Appena trentenni, con una lunga esperienza da turnisti, hanno due dischi all’attivo a proprio nome: “Dem Ones” del 2015 e “Journey To The Mountains Of Forever” uscito a giugno di quest’anno. Negli ultimi due anni hanno avuto diversi riconoscimenti tra cui: Best Jazz Act ai MOBO Awards del 2015, UK Jazz Act of the Year e Breakthrough Act of the Year ai Jazz FM Awards 2016 e Jazz Newcomer of the Year ai Parliamentary Jazz Awards. Pur non avendo la statura dei grandi del jazz e nemmeno l’appeal popular di un Kamasi Washington, stanno riscuotendo grande interesse soprattutto in patria, avendo il merito di avvicinare una fetta di pubblico giovane al jazz. Questo anche perché escono dai circuiti classici del genere, abbracciando i club rock, svestendo gli abiti consueti e i clichè che caratterizzano il jazzista ordinario, pur mantenendone le peculiarità artistiche. Il recente bellissimo doppio album è un viaggio fantasy dalla realtà all’irrealtà, dalla familiarità all’estraneità, con una copertina creata dall’artista Jim Burns, che richiama alla memoria le migliori pagine del rock progressivo degli anni ’70. Una prova del profondo eclettismo dei due, che oltre ad essere ottimi musicisti, sono anche grandi collezionisti di dischi, vinile per Moses e CD per Binker. Un album registrato in sole quarantotto ore, già molte rispetto alle quattro occorse per il precedente. La prima parte è espressamente in duo e contiene brani composti utilizzando un processo compositivo/improvvisativo, dato dalla rielaborazione in studio di sperimentazioni live precedenti. La seconda parte è improvvisazione pura, in cui i due ospitano musicisti come il sassofonista Evan Parker, il trombettista Byron Wallen, l’arpista Tori Handsley, il percussionista di tabla Sarathy Korwar e il batterista Yussef Dayes. Non solo jazz, ma una prova enorme di duttilità ed intelligenza musicale.

Alle 23:25 Binker Golding si siede dietro la batteria, mentre Moses Boyd imbraccia il suo fido sassofono tenore. Si dispongono entrambi sulla parte anteriore del palco, uno di fronte all’altro, scambiandosi profondi sguardi d’intesa per gestire le parti d’improvvisazione. Nonostante la formazione sia atipica, sorprendono per la fluidità del fraseggio, la perfezione nell’interplay e la quantità di colori e suggestioni che sono in grado di creare. I riferimenti spaziano dalla spiritualità del viaggio interstellare che fu di John Coltrane e Rasheed Ali, alla libertà dirompente delle collaborazioni in duo di Max Roach, sia con Archie Shepp che con Anthony Braxton. Nel mezzo tutto un mondo eventuale, filtrato in un percorso omogeneo e personale, organizzato sapientemente lungo lande di poliritmi ipnotici ed intensi. I brani vengono dilatati in un travolgente e continuo fluire di note, che inchioda i pochi presenti adagiati sui divanetti rossi. La prima parte della scaletta pesca dall’ultimo disco. Si parte con “The Departure” e il suo free jazz potente e diretto. Segue “The Shaman’s Chant”, blues dalla ritmica incessante incentrata su rullante e tom, mentre il sassofono disegna un tema leggero. Segue “Trees On Fire”, funk d’assalto dalle ritmiche spezzate e dai continui cambi di ritmo e d’accenti. “Fete By The River” è il brano più fruibile del lotto, con una melodia degna del miglior Sonny Rollins ed un andamento che coinvolge senza scampo. La parte finale del concerto è tutta per il disco d’esordio. “The Creeper” parte con un languido solo di sax a cui si aggiungono percussioni leggere su tom e piatti. Brano d’atmosfera a cui l’uso di contrappunti marcati e un crescendo coltraniano doneranno un profondo senso d’astrazione. “No Long ‘Tings” parte free e prosegue morbido. Binker usa un doppio rullante, riempie tutti gli spazi possibili e sfoggia una presenza scenica ed una pulizia di suono che ricorda Tony Williams. Finisce così, dopo un’ora di spettacolo e senza neanche un bis. Notevoli e con un grande margine di crescita.

Cristiano Cervoni

Foto dell’autore

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here