Billy Bragg @ Circolo degli Artisti [Roma, 11/Maggio/2011]

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“L’artista vero è quello che scrive con una mano nei pantaloni”. Più o meno la sintesi del rock. Questo pensiero di Patti Smith folgorò un adolescente come Billy Bragg ma più che portarlo a scrivere pezzi “alla Iggy Pop” lo portò a scrivere musica di lotta, di comunismo (eh già), di trade unions e via dicendo. Bragg comincia negli anni 70 con i Riff Raff per poi mettersi quasi immediatamente da solo con una carriera anti punk / anti folk / anti tutto, assai assai di successo (beh, relativamente parlando) che dura tutt’ora. Carriera solista inframezzata dai due splendidi dischi in collaborazione con i Wilco quei due ‘Mermaid Avenue’ in cui Bragg e la band di Tweedy musicarono brani di Woody Guthrie, scoperti dalla moglie del vecchio cantore americano. Per me i suoi album più belli.

Arrivo tardi al Circolo, Billy sale alle 22.30, è da solo ovviamente, lui e le sue due chitarre e sembra il papà del film Billy Elliot. Ci mette poco Bragg a conquistare il pubblico che a differenza mia sa tutte le parole dei suoi brani e ‘To Have And To Have Not’ scalda subito i cuori dei rebeldes presenti. Ci sono tra l’altro molti compagni inglesi, in vacanza dalla madre patria. Il concerto di Bragg è un piccolo show. Bragg è un comico vero e al Circolo si sentono risate gonfie e sincere, non come normalmente sentite guaire gli spettatori per ogni stupidata detta dal rocker di turno. Capita che si stanchi di suonare il riff monotono della canzone e allora lo cambia in ‘Smoke On The Water’, capita che alla richiesta di sentire ‘This Guitar Says Sorry’ risponda con il dito puntato contro un partigiano, facendo finta di arrabbiarsi, “ehi, you remember the title, but I need to remember the words the note and the chords”, capita che faccia il macho bevendo tè caldo dalla tazza, capita che tenga sermoni lunghissimi sulla metafora sessuale di ‘Ingrid Bergman’ e l’amore a Stromboli (“yes it talks about a volcano but it’s not about geology”) o sul concetto stralunato di “capitalismo democratico” di Bush, un vero ossimoro secondo lui, come il football americano. Ovviamente la parte più lunga è riservata alla politica. Ma forse troppo lunga, perchè è vero che il suo inglese è assolutamente comprensibile, chiaro e semplice, ed è anche vero che dice le cose in maniera lucida e sempre divertendo, solo che praticamente 30 minuti, se non di più, del suo show sono stati mangiati dai discorsi politici. Poi è chiaro che chi è qui la pensa esattamente come lui ed è venuto anche per sentirlo parlare. Per il resto, la serata è stata magnifica, con un pubblico competente e Bragg capobanda che ha spaziato con i brani da tutta la sua discografia, accanto alla chitarra, ora acustica ora elettrica, una macchina che da sola, si sa, può uccidere i fascisti. Pubblico beato e contento, una calda serata che non si dimentica. E speriamo che la moglie di Woody scopra ora nuovi brani.

Dante Natale

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