Bee Bee Sea @ Trenta Formiche [Roma, 10/Febbraio/2018]

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I Bee Bee Sea sono tre musicisti di Castel Goffredo in provincia di Mantova: Damiano Negrisoli chitarra e voce principale, Giacomo Parisio basso e cori e Andrea Onofrio batteria e cori. La loro musica propone psych-rock e garage d’ottima fattura, con attitudine punk e approccio anglosassone. Possiedono vitalità, perizia tecnica e cori orecchiabili, caratteristiche importanti per un suono fresco e coloratissimo, proprio come le copertine dei loro dischi. L’esordio avviene nel 2015 con un album omonimo, che ottiene un buon riscontro e li porta in tour non solo in Italia, ma anche in Francia, Svizzera e Germania. In seguito incidono un EP chiamato “3 Songs and Jaques Dutronc” nel 2016, mentre “Sonic Boomerang” esce a novembre dello scorso anno. Quest’ultimo disco è pubblicato in Europa per Wild Honey e in America per Dirty Water e segna un profondo passo avanti nel suono della band. Gli otto brani presenti nell’album godono di una produzione efficace, maggiore omogeneità ed una vena compositiva migliore. Riescono quindi ad ampliare con personalità i consueti riferimenti a Black Lips e Thee Oh Sees. Mescolano raffinatezza pop, concretezza rock e melodie beat, senza limitarsi esclusivamente al mood vintage. Una ricetta che ha suscitato una meritata attenzione internazionale.

La band sale sul palco cinque minuti dopo la mezzanotte. La sala del Trenta Formiche è gremita e l’atmosfera già calda. Tutto prende forma definitivamente al sopraggiungere delle prime note di “Sonic Boomerang”. L’assalto sonoro è già in pieno effetto e l’esplosione della melodia nel ritornello centrale coinvolge i presenti. “Chum On The Drum” è uno psych pop efficace e granitico, che sottolinea tutta la schiettezza del power trio. “D.I. Why Why Why” è un garage rock denso e sostenuto, introdotto da un feedback robusto ed impreziosito dagli echi sixties del coro e delle melodie. Un ibrido tra Jam, Buzzcocks e Kinks. “No Fellas” è un punk micidiale e tagliente, con un bel riff di chitarra e un coro irresistibile. Sembra di ascoltare una versione edulcorata dei Dead Kennedys. “Mary” è un punk roll serrato, con un intermezzo noise imprevisto, ma utile per risolvere brillantemente un contrattempo riscontrato alla chitarra elettrica. Quindi è la volta dell’unica cover, nonché unico brano in italiano presente in una scaletta completa e trasversale. Si tratta di una bella versione di “Piangi Con Me” dei Rokes, suonata con un notevole piglio sixties e un profondo rispetto timbrico, anche nei confronti del cantato di Shel Shapiro. “Y Stripes” è un punk acido, breve ed intenso. “I Want It All” è un bel brano punk rock da tempo nel repertorio live della band, ma che non appare in nessuna pubblicazione ufficiale. I tre dominano il palco con mestiere e sprigionano dirompente energia. “Garage One” ha tutto un mondo nel titolo e non tradisce le aspettative, offrendo un cantato ancor più coinvolgente e un perfetto amalgama tra gli strumenti. “All The Boys, All The Girls” continua l’assalto con dedizione e padronanza. “This Dog Is The King Of The Losers” si sviluppa dinamica e compatta, con un bel fraseggio surf della chitarra che la nobilita particolarmente. Il brano si concluderà con un finale pirotecnico, con tanto d’abbattimento dell’asta microfonica, attimi di caos e feedback prolungato a sancire la fine dell’esibizione. Quarantacinque minuti di passione muscolare, liberatoria e sudaticcia, che ci riconcilia al meglio con il sano divertimento del rock’n’roll.

Cristiano Cervoni

Foto dell’autore

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