Beatrice Antolini @ Mentelocale [Palestrina, 26/Dicembre/2008]

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Il Mentelocale, per chi non lo conosce è l’alcova del “Nel Nome del Rock”, manifestazione nata qualche decina di anni fa a Palestrina, cittadella situata ad est di Roma. L’ex Stallone è l’unico ed indiscutibile luogo di decantazione dei numerosi gruppi che proliferano sui monti prenestini e che ancora oggi macinano metri e metri di note, noncuranti – e questo è il lato distintivo – di ciò che rumoreggia nelle classifiche musicali internazionali. Ecco qualche esempio delle band che hanno esordito o sono passate a Palestrina “Nel Nome del Rock”: Chumbawamba, Queens Of The Stone Age, Massimo Volume, New Model Army. Tutto ciò è stato possibile solo grazie all’illuminata “noncuranza” di alcune generazioni di ragazzi. Uno solo è il ricordo tragico di questa manifestazione ovvero la morte in diretta del frontman dei Morphine, Mark Sandman, avvenuta nel 1999. Ieri sera, il Mentelocale ha voluto fare a tutti noi gli auguri per un sano ed illuminante 2009. Ci ha regalato un altro buon gruppo da ascoltare; ha, in un qualche modo, voluto resuscitarci dal torpore e dalla pesantezza dei cenoni natalizi.

Circa 500 gli accrediti nei giorni precedenti, un po’ meno le presenze. Ma tutti lì ad ascoltare una giovane e piccante Beatrice Antolini, nota già nella zona per la sua performance al Circolo degli Artisti (recensione di Gabriele De Angelis). Al centro della scena con due storiche tastiere (Moog prodigy e Nord stage) Beatrice ha movimentato la serata rivisitando le migliori melodie rock’n’roll, blues, punk e dark. Inizialmente ho ripensato alla più conosciuta Miss Violetta Beauregarde – ora meglio nota per ben altre comparsate, e ai Suicide, per via forse delle tastiere. Poi, pezzo dopo pezzo, ho perso l’orientamento. Mi venivano in mente Sugarcube, Syd Barret, Birthday Party, Cabaret Voltaire, etc. L’unico comune denominatore? Il suo modo di comunicare col pubblico, cioè in tipico stile da cabaret inglese surreale degli anni ’60 (a cui credo che Beatrice sia molto affezionata).

Ogni suono degli anni ’60/’70 è filtrato e rimescolato spesso in maniera baroccheggiante o mozartiana dalle sue due tastiere. Sa il fatto suo Beatrice perché cresciuta fino a 15 anni di fronte ad un pianoforte e quindi con una concezione polifonica della musica. E’ instabile e diretta Beatrice e lo si vede quando alla fine di un pezzo, parlando con i suoi e lamentandosi di aver perso la voce, lancia indirettamente una frecciatina al fonico. E’ una ex bambina prodigio Beatrice e questo basta per capire che evidentemente ha bisogno di ossigeno e di rigenerarsi in mille forme e stili differenti sul palco. D’altro canto, i tre componenti del gruppo sono spesso in affanno e nella loro stasi scenica appiattiscono l’esuberanza e l’energia antoliniana che si propaga tra il pubblico come elio anestetizzando i volti inebetiti di chi perde l’equilibrio di fronte alla sua buona cultura musicale. Beatrice è decisa ma a tratti volubile. Beatrice vorrebbe essere compresa e decodificata. Beatrice è ancora alla ricerca di una sua identità.

Andrea Rocca

Foto esclusive by Marco Ceccobelli su: Nerdsphotoattack

4 COMMENTS

  1. Vabbè ma alla fine è una graziosa fregnetta, di altro, nella sezione gogliardica del sito, non ce ne curiamo.
    ‘Orcobacco, i savage di Republic di spalla a Carla Bozulich (donna, ma esteticamente perturbante) di spalla ai savage republic? Ma non dovrebbe essere il contrario?????Mah Mah Mah

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