Beatrice Antolini + Les Fauves @ Circolo degli Artisti [Roma, 7/Marzo/2009]

369

Serata ricolma di aspettative, tutte “promesse nostrane”: Les Fauves e Beatrice Antolini. La band di Sassuolo presenta, fresco di uscita, il nuovo lavoro: “Nalt. 2-Liquid Modernity”. Sale sul palco piuttosto presto, tanto che perdiamo una buona parte della loro prova. Tuttavia, ciò che ascoltiamo ci basta per capire che,  reduce dall’accattivante album d’esordio, si presenta ancora più omogenea, più compatta dal vivo, più matura. Ce li ricordavamo nel 2006 a Paestum ospiti del Today I’m Rock dove diedero prova di ottime capacità e di una certa “verve” sonora e compositiva. La conferma arriva anche questa volta. L’esibizione non somiglia affatto alla registrazione dell’album, seppur molto buono, la  dimensione live è più incisiva, più ruvida nella scelta delle sonorità, più d’impatto, più confacente alle loro reali potenzialità. I Les Fauves sono palpitanti, pieni di adrenalina, trascinanti, sorretti da un’indubbia sezione ritmica, coadiuvata dalla brava Silvia Dallari “Sissy” al basso e dall’eclettico Davide Caselli “Case” (per chi c’era al Today: Mister Favonio, nda). Dalle impalcature sonore che in passato strizzavano l’occhio agli Arctic Monkeys alle sperimentazioni postmoderne quasi rumoreggianti di stasera virando sino ad un “industrial” giocoso e ad una batteria elettronica volutamente presente. Bravi, piacevolissimi, professionali. Unico cruccio: forse potrebbero limare un pochino di autocompiacimento, che non guasta mai. Ma i Les Fauves volano alto e si confermano una delle realtà più interessanti del panorama italico.

Passiamo a Beatrice Antolini, acclamata dalla critica sin dall’album di debutto ‘Big Saloon’, presenta per la seconda volta al Circolo il suo secondo lavoro: ‘A Due’. La giovane artista ha già un suo seguito di fan che la supportano calorosamente. Sul palco è accompagnata da ben sei elementi. Ogni volta che si approccia, anche per caso, alla Antolini è difficile rimanerne indifferenti. Difficile dimenticarla. Beatrice è un tutt’uno col suo Moog. Forsennata in ‘A New Room For A Quiet Life’, rapita dalla musica. La quasi hit ‘Funky Show’ ci trascina nel vortice duale della bambina dagli occhi bistrati di nero. Sembra uscita dal video di Tom Petty And The Heartbreakers: ‘Don’t Come Around Here No More’, quell’Alice circondata da demoni inquietanti e grotteschi che poi lei mette in musica come nella versione live di ‘Coca Cola Shirley Cannonball’ tratta dal precedente album. Ma è anche una donna sensuale e crepuscolare nell’intimismo che evoca fra nostalgie beffarde e un pizzico di follia. È un animale da palcoscenico, ma, soprattutto, è la tautologia di se stessa:  somiglia a tutti e a nessuno, come dice lei stessa. La platea balla, s’accende, il circolo è gremito . C’è  qualcosa di magico e di inquietante nelle sue tonalità minori, nel suo mondo. La voce graffiante trasuda sensualità e languore, ma a tratti anche rabbia espressa con lancinanti echi screziati. Minuta, labbra  vermiglie, dotata di un grande carisma. Crediamo proprio che, come titolava quel vecchio film-remake  di George Cuckor,  stasera “è nata una stella”, o, forse, è più opportuno usare il verbo “ brucia”,  in tutta la sua autenticità.

Mariagloria Fontana

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here