Beatrice Antolini @ Circolo degli Artisti [Roma, 12/Dicembre/2008]

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Solitamente sarebbe buona creanza presentare a grandi linee l’artista di cui si va a scrivere, credo che questa volta non ce ne sia grande bisogno, Beatrice Antolini comincia ad essere ben nota, e non solo al pubblico che la segue assiduamente; in ogni caso invito coloro che ignorano chi sia codesta poliedrica donzella a fare un salto sul suo myspace! Con l’intenzione di concentrarmi unicamente sulle sensazioni che mi hanno trasmesso il concerto, gli esecutori, e gli strumenti suonati; posso dire che da sotto il palco lo spettacolo è notevole, un tripudio di sorgenti sonore di tutte le forme, epoche, tecnologie e sostanze. Si può ammirare un esemplare di Clavia Nord stage sormontato da un Moog prodigy (non tutto ciò che è Moog luccica), affiancate da una miriade di piccole percussioni di cui ignoro francamente i nomi. La band offre sin dalle prime note un’esecuzione intensa e precisa, la sessione ritmica basso, batteria e percussioni unita al suono della tromba crea atmosfere a dir la verità molto ma molto simili a quelle portate a grandi livelli dai Calexico.

Molti pezzi eseguiti durante la performance sono influenzati da questo vento del confine californiano/messicano, sviando un pochino da quella caratterizzazione pop “cartone animato” schizofrenico propria invece di piccole perle come ‘Funky show’. Come sempre Lei si presenta in grande forma, come si dice “l’occhio vuole la sua parte”, più di una volta i toni caldi della sua voce mi fanno venire in mente Jessica Rabbit, segno inequivocabile di sensualità. Da buon aspirante batterista non posso fare a meno di notare tra le mille percussioni un particolarissimo disco di metallo piazzato a mo di piatto, stile coperchio di pentolone (dove le nonne ci fanno i pomodori per capirci!) che indubbiamente fa la sua porca figura scenica, ma all’atto pratico ha un suono insignificante forse anche mal microfonato. Dettagli trascurabili di fronte a un gran bel concerto che racchiude in se un carico di multi etnicità esaltante, tanto coinvolgente da mascherare la freddezza/timidezza della Antolini nel rapportarsi con il pubblico in sala. Pubblico che pur non essendo numerosissimo accoglie con grande partecipazione ed ammirazione l’evoluzione della scaletta, che non comprende il bis di rito, forse anche giustamente visto la grande attenzione che richiede apprezzare a pieno questa giovane promessa della musica.

Gabriele De Angelis

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