Beach House @ Circolo degli Artisti [Roma, 25/Novembre/2008]

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Sorprendentemente puntuale come i Mori di Venezia, il concerto inizia alle 22:30. Qualcosa sta cambiando e per fortuna. Quindi trovo Jana Hunter già insediata sul palco del circolo. Vi ricordate o avete mai visto “Fuga dalla scuola media?”. Gran bel nerd movie asmatico sui disagi [non potrebbe essere altrimenti] di una fanciulla occhialuta alle prese con gli stronzetti di turno. Jana Hunter, la sua montatura essenziale ma fuori dal tempo, la sua lunga chioma ispida e una postura lievemente gobbuta. Dal Texas. Il filone è quello ormai battutissimo del songwriting folk al femminile, salti di atmosfere tra il freak folk da comune ai sentimentalismi più slowcore e quindi lunghe code di chitarra psych tormentata e portata a strascico. Un cantato segmentato e friabile che mi fa pensare a Julie Doiron, una pacatezza alla Tara jane O’Neil, momenti più schitarrati alla Edith Frost, nonché un portamento campagnolo alla Josephine Foster. Ma solo per citare alcuni nomi, eh? Fatto sta che alle lunghe mi rimane sullo stomaco e do inizio al conto alla rovescia. Fatto?

Mentre ora vi chiedo: vi ricordate, avete presente Kate Bush nel celebre video di ‘Wuthering Heights’? Eccola Victoria Legrand, precisa nell’abito stile ancella e nel non-taglio di capelli al look della più spettrale Kate Bush. La differenza è che la prima ci incantava in un ballo goffo, caricaturale esponendo una fisicità più esile. La seconda per fortuna canta solo. Accanto ad essa, che si posiziona alla tastiera, c’è Alex Scalli. Veramente un soggetto: la collezione autunno inverno Scalli propone una camicia rossa a fantasia scozzese trattenuta da pantaloni stretti, ostenta capelli da appena alzato e baffo da maniaco. La roulotte sulla spiaggia mi verrebbe da dire… In un’intervista letta di recente Victoria spiega quanto la sua musica sia visuale e quanto l’esperienza visiva incida sulla loro musica. Non posso darle contro, quello che si apre quando la coppia inizia a coccolare i propri strumenti, una vecchia tastiera e una chitarra, è un vero e proprio scenario di visioni rarefatte e siderali. La trama pastosa della voce di Victoria ingloba chitarra e tastiera e restituisce flussi e riflussi di atmosfere dreamy e acquatiche con ‘You Came To Me’ ; con ‘Apple Orchard’ e ‘Gila’ si affianca a quel mood di inclinazione nostalgica una soffusa dolcezza cardiaca. Si ritorna poi a camminare su un tappeto di foglie venate di rosso con ‘Heart Of Chamber’ e la composizione densa ma solubile della voce di Victoria va così a sciogliersi in un bacino di ricordi liquidi fatti di sale e sabbia. Ed io, nonostante il peso che porto dopo una traversata a piedi con le scarpe sbagliate, ho davvero voglia di farmi una nuotata notturna nel lago di una caldera di un vulcano spento di non-so-nemmeno-io-dove.

Marianna Notarangelo

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