Beach Fossils @ Circolo Magnolia [Milano, 13/Settembre/2017]

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A pochi mesi dalla pubblicazione della loro terza fatica discografica, i Beach Fossils, grandi promesse del filone jangle pop e del panorama lo-fi, sono tornati in Italia per tre nuove date del tour a supporto di ‘Somersault’, dopo quella agostana all’Ama Music Festival di Asolo. Due giorni dopo l’inatteso tripudio in occasione della data bolognese, la band capitanata da Dustin Payseur è arrivata per la prima volta in terra lombarda accompagnata dai Nervous Conditions. Hanno aperto il concerto con ‘Generational Synthetic’ e ‘Shallow’, entrambi estratti dal primo disco, poi proseguito con ‘Youth’, mostrando subito una buona attitudine al live, non solo in termini meramente tecnici. È coi pezzi di ‘Somersault’ (‘Sugar’, ‘Saint Ivy, ‘Down The Line’, ‘This Year’) che, comunque, i Beach Fossils sono riusciti a dare il meglio, coinvolgendo maggiormente il pubblico e inserendo fraseggi dalle atmosfere a tratti psichedeliche. Le trame sonore si sono fatte più fitte col passare dei minuti e il live ha seguito un crescendo continuo, con qualche passaggio capace di ricordare i Ride. L’atteggiamento rilassato – per usare un eufemismo – dei membri della band, unito ai sorprendenti intermezzi e al continuo dialogo col pubblico ha impreziosito un’esperienza già di per sé positiva: gli ultimi pezzi in scaletta, come ‘Be Nothing’ e ‘Sleep Apnea’, sono stati presentati scherzosamente come cover dei Nervous Conditions, mentre per tutto il live si sono susseguite battute sulla Milano Fashion Week. ‘Closer Everywhere’ ha suggellato la prima parte del live, ripreso in un amen con l’accoppiata ‘Crashed Out’ e ‘Daydream’ che ha preceduto il delirio collettivo in compagnia dei Nervous Conditions. Le improbabili cover di “un pezzo del caro amico Liam Gallagher” (‘Wonderwall’), per usare le loro stesse parole, di ‘Smells Like Teen Spirits’ dei Nirvana, ‘Everything In Its Right Place’ dei Radiohead e ‘Praise You’ di FatBoy Slim, unite all’interno di un medley dal retrogusto probabilmente molto alcolico, hanno chiuso nella maniera più inattesa quasi un’ora e mezza di live, confermando tutto quello che di buono era emerso con l’ultimo album.

Piergiuseppe Lippolis

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