Baustelle + Offlaga Disco Pax @ La Palma [Roma, 26/Giugno/2006]

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Se l’altro giorno avevo voglia di punk oggi avevo voglia solo di uscire di casa e prendere aria. L’insopportabile canicola di questa giornata poteva essere allietata solo da un concerto all’aria aperta, da una birra fredda e dal chiacchiericcio con degli amici. La serata sembra appropriata, all’arena estiva de La Palma, in uno spazio bellissimo, tra alberi e un bel palco. E’ vero che ultimamente me la prendo comoda nell’arrivare ai concerti, e che mi è capitato di perdermi qualche gruppo spalla, ma che si arrivi ad iniziare alle 20.45… mi è sembrato troppo! Cosicché senza volerlo mi sono perso i Non Voglio Che Clara. Pazienza.

Da quando ho scoperto gli Offlaga Disco Pax non faccio che ascoltarli, il loro disco è di una semplicità e di una malinconia terrificante. La proposta sonora del gruppo emiliano, per chi non lo conoscesse, è molto semplice: Max Collini, il parolaio degli ODP, racconta le sue storie ciniche, tragicomiche, melodrammatiche, tristi e disilluse su una base musicale elettronica minimalista, ma anche pop, se vogliamo. Il ‘Socialismo Tascabile’, (titolo del loro ultimo disco) di cui parlano i nostri è un socialismo tenero, popolare, personale, intimo, anche militante certo, ma che nulla ha a che fare con le retorica e le filippiche contemporanee. Gli Offlaga sono solo in tre, il cantante Max, Enrico Fontanelli (basso e moog) e Daniele Carretti (chitarre/basso) ma non serve altro per le loro atmosfere. Dal vivo sono esattamente come su disco e non c’è molta differenza, se non una forte teatralità di Max nel raccontare i suoi testi, mentre gli altri due elementi della band stanno ordinatamente in disparte limitandosi a fare il proprio lavoro. Sono conosciuti gli Offlaga, non pensavo cosi tanto, quasi tutti i pervenuti conoscono i pezzi proposti e hanno partecipato al “parlato” di Max. Alla spicciolata arrivano ‘Tono Metallico Standard’, per tutti i luridi clerk che non sanno cosa stanno a fare nei negozi di dischi, ‘Tatranky’ (con lancio di biscotti Tatranky sul pubblico), ‘Cinnamon’ (e relativo lancio di gomme alla cannella, il vero gusto da Black Panther!), ‘De Fonseca’, dedicata con odio a tutti i noiosissimi single che si sono appena lasciati, ‘Piazza Lenin’, per la figlia del sindaco di Cavriago, la divertentissima ‘Robespierre’, cantata un po’ da tutti, e per finire un brano non tratto dall’album, il cui titolo mi è sfuggito, ma bellissimo come gli altri con le solite due note malinconiche in loop e Max a parlarci sopra. Grandi Offlaga! Abbiamo scambiato due chiacchiere con Max alla fine del concerto, e i fan della band dovranno ahimè attendere più di un anno per un nuovo album, ma c’è la possibilità che esca a breve un 45 giri con l’ultimo pezzo eseguito e qualcos’altro.

Dopo un asfissiante coda per comperarmi una cazzo di birra pagata “la miseria” di 5 €, e per giunta caldissima, e pure piena di schiuma, ritorno sotto il palco per capire il fenomeno Baustelle, gruppo che per me rimane solo sufficiente ma nulla di più. Sono oramai delle star. Non per come si atteggiano eh! Ma da come vengono accolti, con gridolini della peggior specie, urli e applausi esaltanti. Beh, niente pregiudizi e gustiamoci il concerto. (Non conosco i titoli delle canzoni per cui non mi venite a chiedere quali abbiano fatto). Oh suonano bene i Baustelle, nulla da dire, suonano davvero bene, sanno stare sul palco, hanno tecnica, melodie giuste. Tutto il pubblico conosce i pezzi a menadito ed esplodono belli pieni i ritornelli ruffiani congeniati dalla band. Il gruppo ci sa fare, sono raffinati negli arrangiamenti, hanno buon gusto in tutto, sanno attirare il pubblico, hanno dalla loro le canzoni che non sono affatto male… ma nonostante ciò non riesco a capire il fenomeno. Sarà che ad ogni ritornello mi veniva in mente Max Gazzè, sarà il troppo delirio da fan brufolosi che respiravo attorno, sarà stata la birra calda di traverso, sarà perché ti amo ma quale sarebbe la novità Baustelle? Nessuna, mi è parsa; un buon gruppo per passare la serata sotto le stelle ma niente di più. Dopo l’ultima nota avevo un unico pensiero: andare in un bar e bermi una Peroni fredda a 1.5 €. Insomma, avrei dovuto pensare a ben altro, al concerto, a come avevano suonato e tutto il resto e invece niente… non mi era rimasto null’altro in mente che qualche ritornello.

Dante Natale

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