Baustelle + Devics @ Circolo degli Artisti [Roma, 29/Marzo/2006]

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Che non sia una serata normale, nonostante sia mercoledì, lo capisci aspettando gli amici all’ingresso. Questi si presenteranno con il classico quarto d’ora (quarantacinque minuti) di ritardo, e io ho tutto il tempo per osservare le persone che piano piano affollano il locale. Dopo pochi minuti di osservazione un timore insidia la mia mente. La gente stasera non l’ha mai nemmeno lontanamente sentito il nome dei Devics. Timore che di lì a poco si rivelerà fondatissimo. Continuo ad aspettare e un nuovo senso d’inquietudine s’impadronisce del mio Essere. Con lo sguardo cerco il banchetto che vende i cuoricini luminosi e le fascette, quelle da sfoggiare il giorno dopo a scuola, legate allo zaino Invicta. Ricerca vana, perché almeno il carrello manca. Ma se ci fosse stato avrebbe guadagnato una fortuna. Orde di sedicenni allupatissime si accalcano all’ingresso del Circolo. Sedicenni pronte a tutto pur di conquistarsi un posto in primissima fila. Sedicenni che canteranno con gli occhi socchiusi e l’indice verso il cielo “A Vita Bassa” (“…e l’antidoto che ho/al futuro anonimo/è la scritta Calvin Klein/è la firma D&G/tatuata sugli slip/sopra la vita dei Jeans/che quest’anno va bassa…”). Se invece di guardare in alto, verso il loro sogno erotico, si guardassero in uno specchio, probabilmente si accorgerebbero che una canzone del genere è dedicata proprio a loro. Finalmente l’attesa finisce. Ora ci siamo tutti. Via, si entra. Non vorrei perdermi i Devics. Perché una cosa va detta, le vere stelle questa sera per me sono loro. Gruppo sulla scena da più di un decennio, che sa benissimo cos’è una canzone pop. Una canzone raffinata. Entriamo dentro e, oltre alla folla presente, non puoi sfuggire un altro dettaglio: l’interminabile, insopportabile, fastidioso brusio. Proviamo ad avanzare, magari davanti il brusio si sente di meno. Niente da fare. Le ragazzine stasera sono in formissima. A nulla servono le nostre occhiate minatorie. Paradossale che uno, durante l’esibizione dei Devics, si faccia venire in mente immagini che si addicono di più alla copertina di un gruppo grind. Ma nulla riuscirebbe a zittire le turgidi parlanti. Neanche l’invito della gentilissima Sara, cantante dei devici, a fare un po’ di silenzio perché la prossima è un pezzo molto “low…I mean, very low”. Nonostante l’odioso sottofondo quello a cui assisto è uno dei concerti più belli della stagione. I tre Devics si alternano a tutti gli strumenti, fatta eccezione per la batteria, che è campionata. Per dare un’idea di quanto sia elevato il pubblico convenuto al Circolo stasera, basti come esempio questa frase, pronunciata da un profumatissimo, nonché appiccicaticcio, ragazzo vicino a me: “Anvedi, ahò…questi manco er batterista so’ riusciti a trova’!”… che voi tutti possiate morire di una morte lenta e dolorosa! In merito alla frase, il severo Frigez commenterà: “solo un fan dei Dìp Parpol può dire una cosa del genere”. Mai commento fu più azzeccato. Mi chiedo quanti dei presenti si siano accorti della fortuna che hanno avuto nell’ascoltare il trio americano regalrci ballate acustiche impreziosite dalla bellissima voce della cantante, inserti di xilofono, tastiere e contrabbasso. Spero vivamente che qualcuno se ne sia accorto. Finisce il set dei Devics, usciamo per una boccata d’aria e per scambiare qualche commento a caldo. Ci ricordiamo di rientrare quando, qualche minuto dopo, da fuori sentiamo il boato che accoglie i Baustelle. Boato meritatissimo. Come il loro successo. In pochi anni di carriera hanno partorito tre dischi che rappresentano le tre migliori prove del pop italiano. Del pop cantato in italiano. La scaletta pesca, nella prima parte, quasi tutti i successi del loro ultimo lavoro “La Malavita”, per poi andare, poco a poco, indietro nel tempo, ai tempi di “Love Affair”, “La Canzone di Alain Delon” o, ancora più indietro, a “La Canzone Del Riformatorio”, “Gomma”, “Le Vacanze dell’83”. Una buona parte del pubblico è preparata anche sui lavori passati, ma non è difficile trovare personaggi da Festivalbar che, durante l’esecuzione dei pezzi più datati, si guardano intorno disorientati, sperduti. A fine serata non posso non fare i complimenti ai Devics, per la loro grande, grandissima prova, e ai Baustelle, perché, pubblico a parte, sono veramente un ottimo gruppo.

Emanuele Avvisati

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