Baustelle @ Auditorium [Roma, 27/Luglio/2013]

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Prima di questo live mi è venuta la febbre. A dire la verità anche a ridosso di quello precedente, febbraio scorso, stessi artisti e stessa location. La differenza sta nel fatto che mentre lo scorso inverno si trattò di un malanno stagionale, che mi precluse di partecipare all’attesissimo evento, questa volta è una semplice metafora. Nei giorni antecedenti, i pensieri riguardo a quello che mi avrebbe atteso nella serata di sabato si sono rincorsi mentre ero intento a svolgere le più svariate attività. Sì, se nell’ultima settimana avete dovuto mettere fretta ad un tizio che si attardava alla cassa del supermercato, beh, probabilmente quello ero io. Così, dopo aver tentato di destreggiarmi tra il nutrito esercito di parcheggiatori, uscendone accerchiato e sconfitto, e dopo aver inveito contro la mia città natale, incapace di uscire da certe tristi dinamiche, nonostante i cambi al vertice dell’amministrazione comunale, raggiungo la Cavea in ottimo orario. La cornice di pubblico non è certo esaltante, ampi spazi vuoti dovuti forse al fatto che il sabato d’estate molti romani preferiscono passarlo fuori porta ed altri, beati, sono direttamente in vacanza. Alle 21:10 inizierà l’opera di riempimento del palco: dapprima i componenti dell’orchestra, in circa 30 unità, si collocheranno nella retrovie. Successivamente sarà il momento dell’ingresso di altri 6 musicisti e del trio Bianconi-Bastreghi-Brasini, accolto dal tripudio fin dalla loro prima apparizione. L’intro coi titoli di testa di ‘Fantasma’ darà lustro all’orchestra e metterà subito il pubblico sull’attenti: il silenzio totale raggiunto prima e durante l’esecuzione della prima traccia è senza dubbio qualcosa di inaspettato, specie se rapportato alle abitudini italiche. Il primo brano con parte lirica sarà ‘Il Futuro’, mai apparso così presto in scaletta, probabilmente scelto come apertura per i suoi numerosi riferimenti alla città in cui si tiene il live.

La prima parte, composta da 6 brani, tutti tratti da Fantasma, vedrà Bianconi concentratissimo, forse anche un po’ intimorito, perchè un conto è cantare sommerso da schitarrate, un altro è avere l’accompagnamento delicato di un’orchestra che per sua natura non sempre è in grado di sovrastare eventuali stecche. Nonostante la fatica, il frontman ne uscirà molto bene, mettendo a tacere quelli che lo aspettavano al varco: Bianconi adesso sa anche cantare. Chiuso il primo breve, ma dispendioso ciclo di brani, nel quale non ci sarà nessuna interazione col pubblico, gli elementi non orchestrali usciranno per prendere un po’ di fiato, prima di dedicarsi alla seconda parte, meno impegnativa, ma numericamente più abbondante. Dopo il loro ritorno sul palco i brani saranno 14, introdotti da Bianconi che spiegherà il tema centrale delle tracce che di lì a poco verranno presentate: il tempo. ‘Cristina’ sarà il primo brano del lotto, movimentato e finalmente compreso da un pubblico fino a quel momento disorientato nel recepire brani orchestrali, nel corso dei quali applaudirà in maniera del tutto casuale, anche quattro volte a brano, vanificando così i notevoli sforzi dei musicisti di arrivare all’udito dei presenti. Si proseguirà con un lungo cappello di Bianconi intento a presentare ‘Contà L’Inverni’, cantata in romanesco, per il quale si scuserà preventivamente in una maniera così sentita da meritarsi una citazione per esteso: “Ho studiato molto, ho parlato con i pariolini e quelli di Testaccio, con le teste di legno, con Romanisti e laziali, con Proietti e Montesano, quindi vi prego di accettare quello che viene”. Vi scrive un romano, come i più attenti avranno potuto intuire, quindi è inevitabile che questo pezzo sia da me stato visto fin da subito come un salto nel buio: come può un toscano cantare una canzone in un dialetto così diverso dal suo senza sfigurare? Dopo qualche ascolto dall’album me ne ero innamorato, nel suo essere perfetto erede del filone “amore violento” che molto ha attecchito nella canzone tradizionale romana, nonostante qualche imperfezione che solo un indigeno può captare. La reazione alla versione live non poteva però essere prevedibile: un’interpretazione tanto toccante e perfetta da far venire i brividi (non metaforicamente) a chi come me pensava, con un po’ di tristezza e molta ingenuità, di essere ormai vaccinato a questo tipo di reazioni emotive. A seguire arriveranno ‘Monumentale’ e ‘La Morte (non esiste più)’, due dei tre singoli finora estratti da ‘Fantasma’, l’ultimo pretenzioso quanto gradevole album. Chiusa la parte “promozionale” del live, sarà tempo di ripescare brani dai precedenti lavori, titillando così la vena nostalgica dei fan della prima ora. Tra ‘La Canzone Del Parco’, ‘L’Aeroplano’, ‘Il Corvo Joe’ e la toccante ‘Alfredo’, critica all’eccessiva attenzione mediatica che circondò il caso di Alfredino Rampi, ci sarà anche spazio per una cover, ‘Col Tempo’ di Leo Ferrè, a dire di Bianconi una delle più belle canzoni mai scritte sul tempo che passa. Dopo i titoli di coda di ‘Fantasma’, Bianconi saluterà il pubblico ed augurerà buona serata. Nessuno però crederà alla reale conclusione del live in quanto i 30 membri dell’orchestra, per ovvi motivi di logistica, resteranno al loro posto. Dopo qualche minuto di applausi e grida dei presenti, il trio comparirà nuovamente sul palco per regalare tre hit ed il miglior brano che sia mai stato scritto per chiudere un live: ‘Andarsene Così’. ‘Charlie Fa Surf’, primo atto dell’encore, godrà di nuova vita con un arrangiamento che farà ulteriormente apprezzare l’intervento degli orchestrali nell’introduzione e nel finale, regalandoci una sezione fiati in grande spolvero. ‘Le Rane’ verrà anticipata dalla spiegazione di Bianconi sulle dinamiche della vita di provincia, a suo dire molto meno ricca di distrazioni rispetto a quella cittadina. Prima del meraviglioso finale ci sarà anche spazio per ‘La Guerra è Finita’, uno dei loro brani più celebri che farà abbandonare a molti spettatori le comode sedute per dimostrare il loro trasporto verso questo pezzo. Nel mentre, anche la mia personale guerra è finita, con la visione di questo splendido live a pareggiare l’assenza da quello del febbraio scorso.

Andrea Lucarini

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