Baustelle @ Auditorium [Roma, 20/Febbraio/2013]

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Ci sono dei gruppi che quando decidono di fare le cose sul serio, lo fanno per davvero, andando forse esageratamente fino in fondo, ma dando vita in questo modo ad inconsuete opere concettuali fatte di musiche, attitudini, parole, performances in live ed emozioni tutte sapientemente intrecciate tra loro. A dar prova di tale abilità, è proprio in questi ultimi giorni, un gruppo italiano, apprezzato quanto mai criticato per una nota altezzosità, che risponde al nome di Baustelle. Tre membri fissi in tutto che hanno deciso però per l’uscita del loro ultimo e sesto album ‘Fantasma’, di scomodare addirittura un’intera orchestra sinfonica di circa 60 elementi. E nulla di più adeguato per accogliere un corpo musicale così importante, del soffitto dai celebri gusci in legno di ciliegio dell’Auditorium Parco della Musica di Roma. E questo il racconto di una spettrale apparizione in un serata infrasettimanale di fine febbraio. Sala gremita, ma composta, ognuno seduto al suo posto, con solo qualche fotografo o adetto stampa in piedi sui corridoi laterali. Ornamento scenico altrettanto minimal: solo un poster sullo sfondo raffigurante la copertina dell’album e apparecchiature per luci stroboscopiche accanto agli strumenti musicali.

Sul palco per prima l’orchestra con un breve pezzo strumentale, gentile prologo di quello che verrà. Poi l’entrata di Claudio Brasini, Francesco Bianconi al centro del palco seduto su sgabello fronte leggio e in ultimo Rachele Bastreghi con una lunga e chimerica gonna rossa, dietro al suo elegante pianoforte nero. Prima pezzo cantato ‘Il Futuro’, brano più parlato che musicato, fatto di lunghe strofe accompagnate solo da qualche accordo di chitarra e piano: scelta senza dubbio difficile e forse superba, ma che dimostra come Bianconi non tema il publico e canta di fronte ad una platea allo stesso modo in cui farebbe molto probabilmente in una sera a cena a casa di amici. Poi il pezzo ‘Nessuno’ e la musica si fa più complessa, l’orchestra più presente anche se per uno strano effetto acustico la voce di Bianconi rimane più forte e in primo piano rispetto a tutti gli altri suoni relegati sullo sfondo. Effetto che rimane più o meno per tutto il concerto, ma che appare decisamente meno disturbante quando a cantare è lei: Rachele. Ed è cosi che alla voce musicalmente corretta, ma atona di emozioni da perfetto menestrello si aggiunge un calore, un movimento, una sinuosità: se Bianconi si è fatto narratore esterno di ‘Fantasma’, si comprende allora come Rachele con la sua lunga gonna rosso sangue ne sia al contrario l’anima interna, lo spettro, il giusto complemento che richiama ad una più istintiva emozionalità. Più che una voce quella di Rachele è infatti un vero e proprio sentimento acustico che si infila magistralmente nei pezzi ‘Monumentale’, ‘Maya’, ‘L’Aeroplano’, e poi ancora nelle riprese di ‘Piangi Roma’, ‘Con il tempo’ e ‘La guerra è finita’. Lo spettro è donna e a parte qualche imperfezione tecnica data probabilmente da un non troppo corretto aggiustamento fonico, quello di mercoledi scorso è stato un gran piacevole spettacolo. Ultima nota meritano il romanaccio forzato e impreciso di Bianconi sul pezzo ‘Conta gli inverni’ che tutto sommato suscita anche della simpatia e, perchè no, il fantasioso desiderio di ascoltare un giorno lo stesso brano reinterpretato dal Califfo nazionale e infine la versione in chiave ritmicamente più lenta, quasi acustica di ‘Charlie fa surf’. Versione cosi mistica al punto da suscitare nella mente di uno dei miei più cari quanto – a suo dire  miscredente – amici romani l’insolita ed allucinante riflessione: “Forse in fondo Charlie non è nient’altro che Gesù”. Questi gli effetti imperscrutabili  di fantasmagoriche apparizioni.

Daniela Masella

danielamasella@gmail.com

twitter: mascia84

 

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