Battles @ Cinzella Festival [Grottaglie, 17/Agosto/2019]

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Il Cinzella Festival è uno degli eventi più giovani dell’estate pugliese, ma sta rapidamente ritagliandosi uno spazio importante sull’agenda dei musicofili del sud Italia per la sua capacità di condensare, in pochi giorni, i concerti di band italiane e internazionali ampiamente affermate, com’è avvenuto quest’anno con Marlene Kuntz, Afterhours, White Lies, Battles e Franz Ferdinand. Il Festival si è consumato, per il suo terzo anno consecutivo, a Grottaglie (provincia di Taranto), nella cornice delle cave di Fantiano, gravine collocate ai margini del centro abitato che rendono la location estremamente affascinate. Abbiamo partecipato alla serata inaugurale, che ha visto esibirsi i padroni di casa MinimAnimalist e gli Elius Inferno & The Magic Octagram sul Cinzella Stage, teoricamente il palco secondario, ai piedi di una monumentale gravina, quindi gli I Hate My Village e i Battles sul palco principale. Dopo il viaggio in sonorità stoner e psych/progressive dal retrogusto vintage con le prime due band, abbiamo raggiunto il palco grande per il live del supergruppo formato dal chitarrista Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion) e dal batterista Fabio Rondanini (Calibro 35, Afterhours), a cui poi si sono uniti Marco Fasolo (Jennifer Gentle) e Alberto Ferrari (Verdena). Autentica certezza in sede live, gli I Hate My Village hanno presentato alcuni dei brani estratti dall’album omonimo pubblicato all’alba del 2019, giocando anche a dilatare i brani con improvvisazioni, assoli e code ispiratissime. “Tramp” e “Tony Hawk of Ghana” i momenti migliori, al pari di “Don’t stop ‘til you get enough”, inaspettata ma brillante cover di Michael Jackson. Terminato il concerto sulle note di “Tubi innocenti” di Viterbini, si sono presentati sul palco i Battles, in leggero ritardo rispetto all’orario previsto. I newyorkesi John Steiner (batteria) e Ian Williams (chitarra, tastiera, loop station), ormai un duo dopo il recente abbandono del bassista Dave Konopka, hanno portato al Cinzella una scaletta infarcita di brani estratti dall’album che verrà, la cui uscita è prevista per ottobre. Strutturato come un lungo trip quasi senza soluzione di continuità, il live dei Battles ha corso per larghi tratti sui binari del math, ma non ha mancato di mettere in mostra le venature kraut, psichedeliche e progressive di un sound pressoché unico, che ha permesso ai presenti anche di ballare in più di un caso. Oltre all’acidissima “The yabba” e “Summer sinner”, immancabile “Atlas”, il brano più popolare del duo statunitense, che ha conservato la medesima efficacia della versione studio, al netto di campionamenti vari che hanno dovuto di fatto sostituire la parte suonata dai due fuoriusciti dalla band. Magistrale, però, è stata la prestazione di John Steiner, che ha mantenuto ritmi serrati ai limiti della sostenibilità per tutta l’ora di concerto, esattamente come quella di Ian Williams, che invece ha suonato chitarra, basso e synth in alcuni casi anche quasi in contemporanea. I Battles, quindi, hanno dato l’impressione di non soffrire, all’esame più difficile, cioè quello del live, il dimezzamento della propria formazione: “Titanium 2 steps”, singolo di lancio del prossimo album, aveva già dato questa sensazione all’ascolto sulle piattaforme digitali, ma si può dire lo stesso degli altri sette brani in scaletta, che andranno a completare la tracklist di “Juice B Crypts”. Un pizzico di rammarico è rimasto, invece, per la breve durata del concerto, che ha di poco superato i sessanta minuti, ma la reazione del pubblico, che a lungo ha invocato un bis mai arrivato, è stata la più autorevole testimonianza della bontà di quanto ascoltato fino ad allora. Il dj set in crescendo del duo tedesco dei Digitalism ha poi mandato in archivio la grande serata d’apertura del Cinzella Festival 2019.

Piergiuseppe Lippolis

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