Bats Over Milan Fest @ Palko Club [Sesto S. Giovanni, 21/Novembre/2008]

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Pipistrelli che svolazzano a nord di Milano, sempre in periferia, sempre in una costante zona fatta d’ombra e nebbia in cui amano descriversi, immaginarsi e ricacciarsi. Le previsioni meteo l’avevano annunciato da qualche giorno: freddo e ancora freddo, come in una caverna a neon affrescata da Tim Burton, come in una diapositiva scattata da Anthony Corbijn. E il PALKO Club lo era. La serata organizzata da Mi-Decay è un passaggio di consegne tra chi volteggiava negli anni ‘80 sui cimiteri delle nostre speranze e coloro che adesso svolazzano sulle ceneri dei nostri ricordi. Esordiscono gli LTD band milanese esordiente con una discreta tenuta del palco e del pubblico. Monolitico il chitarrista Rik Fiend, già pittore riconosciuto dalla critica (esposizioni a Palazzo Reale e al MIART di Milano); robotico il bassista Matthew tipo primo Peter Hook; un Peter Murphy “de noantri” il cantante Frances. Con i loro cinque pezzi ci riportano ai Christian Death, i Joy Division ed i Jesus & Mary Chain ossia a quel filone del ghotic che in alcuni frangenti ha sempre strizzato l’occhio anche al punk. E Dante, giovane batterista dai capelli rossi fluorescenti, lo testimonia.

Seguono gli Adons La Norvege da Perugia. Ricordate vecchi pipistrelli? Si proprio loro, la band umbra che negli anni ’80 ha tenuta alta la bandiera della new wave italiana. Nati dalla miglior esperienza inglese, hanno poi rimescolato il sound con sonorità mediterranee tipiche del rock italiano di quegli anni. L’incantevole girotondo del basso di Massimo Rossi che non incrocia mai la chitarra di Francesco Frondini in ‘Fuori Dal Mondo’ è l’hit pop-new-wave che più ricordo di quegli anni. I penultimi a cavalcare (ed è il caso di dirlo) il PALKO sono i Carillon Del Dolore, ovvero il “gruppo dark per eccellenza in Italia” nato precisamente a Roma anch’esso negli anni ‘80. E lo show si anima di un Tommaso Timperi ipnotico e vorace che scalzo passeggia sul suo tappeto persiano e sul pubblico ai limiti estremi dei precari equilibri psico-fisici sostenuti nelle sue litanie. Anche i Dead Can Dance potrebbero danzare in ‘Escono Il Coro E Gli Attori’ insieme a tutti i presenti. Ed infine un tiepido raggio di luce si infrange sul muro di nebbia per finire nel limbo ovvero sospeso, attaccato ad un filo tra dark e punk.

E’ il momento dei sempre vivi e storici Deep Eynde da Los Angeles, che presentano la loro antologia ‘Blackout’. La performance è dunque il minimo indispensabile per capire chi erano e sono, un Bignami che attraversa tutto il loro percorso musicale in maniera disinvolta e impeccabile. Tra i leggendari trucchi stile horror B-movies della band spicca Fate Fatal, il cantante che disinvolto e teatrale danneggia irrimediabilmente l’oscura tranquillità della serata riportandoci a volte agli archetipi del R’n’R.

Andrea Rocca

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