Basso, chitarra elettrica e boite à rythme: il caso Jessica 93

503

A volte la misantropia porta a buoni esiti e sopratutto nella vita di un artista, rifuggire le genti per ritirarsi in solo, riversando tutto ciò che non va nella propria musica, può rappresentare sotto certi aspetti un periodo di florida incubazione se non addirittura una tappa fondamentale per il sano sviluppo della propria creatività. E’ questo il caso di Geoffroy, nome d’arte Jessica 93, che ad un certo momento della sua vita avendo “un peu du mal” ad interfacciarsi con il resto del mondo, decide di chiudersi in camera per comporre e registrare pezzi che poi a sua insaputa avrebbe cominciato, di li a pochi anni dopo, a portare in giro per i più infimi club parigini con progetti e collaborazioni differenti. Oggi quell’iniziale misantropia e conseguenti pellegrinaggi hanno portato alla nascita di un artista maturo, completo, dalle sonorità ultra solide, ripetitive e sorprendentemente introspettive. Musica che contrariamente a quanto si possa pensare in un primo momento, conduce ad un interessante  stato riflessivo-vegetativo e che, un po’ come gli occhi della Monnalisa, è capace di arrivare in ogni dove, portando a trovare al suo interno sonorità completamente differenti a seconda dell’orecchio di chi vi si accosta. Ed ecco apparire ai live di Jessica 93, tra l’altro uno molto presto anche a Roma (più precisamente il 24 Febbraio prossimo, al Forte Fanfulla), amanti del pop, punkettari, rockettari e seguaci di quello stile definibile forse come una sorta di  indie-shoegaze-psichedelico, ma che in sostanza si identifica con tutta quella gente che se ne va in giro vestita con scarpe simil-Vans e berretto in lana. Ma Jessica 93 è al tempo stesso un po’ e nulla di tutto ciò. E’ semplicemente chitarra elettrica, basso e drum machine. E’ ritmo costante ed esasperato in salita come nel caso di ‘Away‘, ma è anche la pacata ed elegante violenza di ‘French to the bones‘, oscurità claustrofobica senza via di uscita con ‘Sweet Dreams‘, e sonorità esotico orientalleggianti con ‘Nepal‘. Un misto tutto sommato coerente ed armonioso che non disturba affatto, anzi semmai incuriosisce ed attira. Le basi di partenza sono al contrario ben chiare e note a tutti, grazie anche alle cover di Jessica 93 di ‘Somenthing in the way’ (Nirvana) e  alcuni brani di ‘Pornography’ (The Cure). Ma in fondo qualcosa di buono se non di nuovo forse c’è e il parigino polistrumentista di periferia merita più che un ascolto in cuffia,  una presenza in live.

Daniela Masella

danielamasella@gmail.com

facebook: Daniela Weiße Rose

twitter: mascia84

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here