Balmorhea @ Init [Roma, 3/Ottobre/2013]

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E’ ben sincero Rob Lowe quando ripete per l’ennesima volta quanto ami esibirsi a Roma e all’Init. Del resto, i numeri non mentono, lui e Balmorhea tornano al club in via della Stazione Tuscolana poco più di sei mesi dopo l’ultima esibizione nell’Urbe e non si trattava neanche della prima volta. Come dar loro torto? La sala dell’Init è piena e il pubblico non aspetta altro che farsi travolgere dall’avvolgente ibrido musicale partorito dai texani di nome (Balmorhea è una cittadina di quel grande stato) e di fatto (sono di base a Austin). La temperatura esterna non è ancora autunnale ma a scaldare di più è la riproposizione dal vivo di un brano come ‘Settler’, probabile summa della produzione dei Balmorhea, almeno della prima parte della loro avventura: dai sapori ‘desertici’ del sud alle influenze jazz agli strati orchestrali fino al rincorrersi di pianoforte e chitarra con modalità proprie del post rock strumentale più evocativo, un crescendo emozionale senza pari prima del movimento finale più allegro e con gli archi in evidenza, quasi un brano nel brano. Una tavolozza di colori passata in rassegna con assoluta nonchalance, variegata e ancora più calda che su disco e messa in scena da artisti abili a scambiarsi gli strumenti senza soluzione di continuità, con Lowe e Micheal Muller a guidare le danze e sicuri di un’alchimia perfetta con gli altri musicisti, una formula che entra nel cuore al primo impatto. Per quanto l’ultimo album ‘Stranger’ poco aggiunga alla loro produzione, brani dall’incedere indolente come ‘Jubi’ o la più movimentata ‘Fake Fealty’, caratterizzata dal violino indiavolato prima e da una chitarra elettrica quantomai feroce poi, confermano le piacevoli sensazioni di calma, pace e allo stesso tempo emotività e piacevole stordimento. I Balmorhea che magari verranno, nel senso di quella che potrebbe essere una loro futura probabile direzione, e che sorprendono ancora di più per coinvolgimento e divertimento, si intravedono con i fermenti di ‘Pyrakantha’, brano quasi ballabile che stuzzivca per l’utilizzo moderato di elettronica e con qualche campione in loop. Nel mentre i musicisti sul palco continuano a scambiarsi postazioni e strumenti, il concerto prosegue e l’abbraccio totalizzante della musica dei Balmorhea non smette di sorprendermi. E a set concluso, con gli ennesimi saluti al pubblico e la promessa di tornare, non si può che apprezzare anche la loro coerenza nel portare avanti un progetto musicale fuori dalle righe ma meritevole di attenzione e stima, anche per la timidezza e umiltà che si percepisce dai loro modi e dal loro approccio. Avercene di artisti così.

Piero Apruzzese