Bălănescu Quartet plays Kraftwerk @ Chiesa Metodista Evangelica [Roma, 21/Maggio/2011]

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Loro (o meglio lui, Alexander Bălănescu, anima del Bălănescu Quartet), definiscono la propria ricerca come un concetto, un’idea di “musica popolare urbana”. Come non darli torto, riescono ad avere le radici ben salde nel ritmo popolare, il corpo di classica e la testa aperta a nuove contaminazioni. Fanno inoltre del quartetto d’archi una composizione di strumenti sufficiente per suonare qualsiasi genere, dalla classica, al jazz, dal folk, al pop, fino all’elettronica. È in effetti confrontandosi con i padri dell’elettronica occidentale, i Kraftwerk, che ottengono il massimo successo. Nel 1992 nasce ‘Possessed’, l’album di cover della band di Düsseldorf. Dagli anni ’90, Bălănescu è certamente andato oltre, ha prodotto altri lavori in studio, ha collaborato con numerosi artisti del calibro di David Byrne, Hector Zazou, Ada Milea, ha curato colonne sonore di film come “Il Partigiano Johnny” di Guido Chiesa (2000).

Il concerto, nell’insolito e sacro scenario della chiesa Metodista Evangelica di Roma, è stato un rituffarsi in queste sonorità d’avanguardia. L’esibizione si è distinta in due parti: nella prima il quartetto ha presentato brani tratti dalla colonna sonora del film italiano, tra cui la suggestiva ‘Mountain Call’, introdotta dalla registrazione di una voce intonante una sorta di inno sacro alla montagna, poi ‘Aria’ e ‘Interlude’ da ‘Maria T’ (2005), ultima opera in studio dell’ensemble rumeno. Una prima parte, dunque, molto più docile, più rotonda e melodica, rispetto alla seconda, completamente dedicata alla musica dei Kraftwerk. Il suono era mutato notevolmente in questo secondo spazio, i violini avevano acquistato velocità d’esecuzione, il suono si era fatto più movimentato, spezzettato, singhiozzato, elettrico e acido. A creare questa atmosfera è stata l’esecuzione di quasi tutti i brani dell’album del ‘92, diventati ormai dei classici: ‘Robots’, ‘Computer Love’, ‘Autobahn’, ‘No Time Before Time’, la splendida ‘Model’ e la cantata ‘Pocket Calculator’. La sala era completamente esplosa per presenza di pubblico, rimasto composto e assorto per tutto il tempo, come suggeriva il luogo e l’esibizione, ma sempre presente e attento al ritmo incalzante con le teste ciondolanti e i sorrisi di soddisfazione ben stampati sulle facce. Un ora e mezza di buona musica, quella capace di rapire i sensi, quella che costruisce emozioni e dà sapore ai sensi. Tre i bis concessi sulla scia di ‘Possessed’ e altrettanti avremmo continuato ad ascoltare.

Lina Rignanese

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