Badbadnotgood @ Teatro Quirinetta [Roma, 5/Novembre/2016]

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Esiste un posto a Roma nel quale non mi stanco mai di andare, soprattutto quando le giornate si fanno più fredde, dove si riesce ad apprezzare anche la pioggia che sfuma tutte le luci di Via del Corso e dintorni, che ti accoglie tra drappi rossi di velluto e luminarie che rendono l’atmosfera sempre magica e un po’ retrò. Sono importanti i dettagli e il team del Quirinetta lo sa! E sa anche reinventarsi, quest’anno con “BASE”, il nuovo appuntamento mensile che vuole essere un luogo di scambio di idee e interessi per amanti del contemporaneo. Per questo primo appuntamento non si poteva scegliere band migliore: i canadesi e giovanissimi Badbadnotgood che hanno plasmato e reinterpretato il jazz in sfumature decisamente contemporanee. È la prima volta in Italia per i quattro di Toronto che ci presentano ‘IV’, il loro ultimo lavoro uscito in estate, azzeccatissima la copertina dell’album: baciati dal sole mezzi nudi, col sorriso sornione, coperti da un asciugamano dalla vita in giù, icona perfetta del loro modus operandi anche sopra il palco. L’apertura del concerto risulta un po’ caotica, sopra le righe rispetto l’immaginario che uno spettatore può avere di un concerto jazz, sembrano quasi creare un destabilizzante caos per cogliere l’attenzione del pubblico. D’altro canto i Badbadnotgood non sono la classica jazz band ma molto di più e durante lo spettacolo ce lo dimostreranno ampiamente destreggiandosi con totale disinvoltura tra continue metamorfosi sonore dal jazz tradizionale all’hip-hop facendoci assaporare nell’encore una delle più celebri collaborazioni con Kaytranada. La sinergia che la band cerca con il pubblico è il punto focale intorno a cui ruota tutta l’esibizione, una continua richiesta di partecipazione da parte dell’eclettico batterista Alexander Swinski incitatore di folle dall’inizio alla fine dello show, colui che sapientemente dosa i ritmi del concerto. Gli altri membri della band, più pacati verbalmente, tra un assolo di basso e uno di sax, ci deliziano con goffe danze hare krishna cercando di “catturare” l’energia sprigionata dal pubblico offuscati dai fumi dell’incenso posti sul proscenio. È sorprendente e al tempo stesso rassicurante che un genere prima relegato a pochi eletti intenditori abbia preso questa svolta assumendo una connotazione “hype”. Confermata dalla presenza di un pubblico composto stavolta non solo da musicisti e feticisti del genere bensì anche dall’hipster curioso che popola le serate romane o dall’ascoltatore neofita. Un doveroso grazie al Canada e al Quirinetta!

Melania Bisegna

Foto Francesco Aprili

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