Bad Brains @ Carroponte [Sesto S. Giovanni, 20/Giugno/2011]

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“The best punk-hardcore album of all time”. E’ così che Adam Yauch dei Beastie Boys definisce il primo ed omonimo album dei Bad Brains. La dichiarazione viene addirittura riportata sull’edizione dell’album prodotto e distribuito dalla mitica Roir Records. Come dargli torto? Tutti i critici, unanimi, sono dell’opinione che la band di Washington sia stata tra le prime e più influenti realtà nel proprio genere. I quattro cominciarono col jazz-fusion (Mind Power) ma la sferzata verso l’hardcore fu più veloce della loro ‘Attitude’, in sostanza più di un gatto che attraversa la strada col rosso. Immaginateli, tecnici e rapidi da far impallidire qualsiasi band death-metal, H.R. (voce), Dr. Know (chitarra), Darryl Jenifer (basso) e Earl Hudson (batteria) cominciano a macinare più live che album a partire dal 1977, in piena epopea punk. Da una parte dell’oceano c’erano i Sex Pistols, dall’altra i Ramones e i coetanei Black Flag. Perché schierarsi, o meglio, allinearsi, quando sul piatto c’erano ottimi cromosomi ritmici e tecnicismi tali da poter dar vita ad una diversa segmentazione del filone punk? Perché non seguire l’istinto e quindi creare un sound più d’impatto, meno melodico, più vorace, transistoso, famelico e oltretutto, a differenza dell’hardcore proposto dalla band di Morris, supersonico? Forse è questo che hanno pensato le quattro menti malsane all’epoca. Una cosa è certa però, ossia che nessuno avrebbe immaginato che potessero arrivare a frenare l’adrenalina generata da quei pezzi dirompenti con pezzi di segno diametralmente opposto, cioè di pura matrice reggae e dub. Ancora oggi, ciò pare sia un mistero, e come tale, fascinoso.

Eppure, stasera qualcosa non gira più come una volta. Rispetto al 1994, quando durante un loro concerto a Roma ci rimediai qualche punto in testa lanciandomi dal palco, i Bad Brains sembrano rarefarsi ad ogni pezzo, a cominciare dal primo ‘Intro’. Dialogano poco tra di loro. Ognuno è per i fatti propri. Scollati. Ce la mettono tutta su ‘Attitude’ e ‘F.V.K’ ma H.R. è con la testa altrove. Non segue. E’ rigido su se stesso quando ha la chitarra in mano, immaginate senza. E’ solo una debole voce sussurrata faticosamente nel microfono. Sembra riprendersi su ‘Banned In D.C’ e si lascia andare a tiepidi movimenti d’anca nel finale, sulla straordinaria ‘Re-Ignition’ e la scivolosa ‘Pay To Cum’. Meglio ancora su ‘I Luv I Jah’. Meglio ormai sul versante reggae, vah!

Beh, insomma, H.R. non pare essere più il cervello malato della band, capace di scagliare microfoni addosso ai propri fan oppure di insultare qualcuno per i propri gusti sessuali. Detto ciò, ci piace di più adesso. Ma, di converso, ci piace un po’ meno per aver perso quella capacità di elettrizzare il pubblico come sapeva fare una volta. Come ha sintetizzato perfettamente Chris stasera, osservandoli dal vivo per la prima volta, l’anima hardcore dei Bad Brains è morta e sepolta (dentro lo stesso H.R., aggiungerei). Ma lode a loro! “Hey, we got the Positive Mental Attitude!”

Andrea Rocca

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