Bachi Da Pietra + Santo Barbaro @ Bronson [Ravenna, 15/Febbraio/2013]

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E’ ‘Urania’ la canzone che apre il set dei Santo Barbaro, in giro a promuovere un album, ‘Navi’, appena uscito e incredibilmente buono per parole, luoghi, suoni e suggestioni. Un set in un locale con qualche decina di avventori, a ridosso di una superstrada, in una sera di febbraio non bella. Ma il quartetto composto da voce, basso, synths assortiti e percussioni acustico/digitali – che in studio e nella formazione ufficiale fa capo ai soli Pieralberto Valli e Francobeat Naddei – fa dell’elemento emotivo e caldo di passione compressa nei muscoli e tesa nei gesti misurati l’elemento principe del concerto. Senza misteri. ‘Urania’ dicevamo. Un riff di synth algido e teutonico, che si attorciglia su di sé come una sequenza di codice genetico e trasforma la scala in un loop malato e magnifico, pericoloso e seducente. Sono soprattuto questo i Santo Barbaro, fin dal principio. E lo sono anche stasera: parole dall’est, profughe delle città di K e di paesaggi affini. Figlie di autunni e inverni. Sorelle di campi umidi. Madri di silenzi densi e brulli. Amanti di albe opache, palpitanti e vivissime sotto le braci. Sequenze digitali e faggi rossi, cunicoli binari e messi infinite. Cito un pugno di brani, a caso. Per quel che ricordo, per quel che vedo rimanere impigliato tra le dita che alzo dal sacco della memoria. ‘Prendi Me’… preziosa canzone d’amore capace di sposare la nuda essenzialità dei  sentimenti che ci rivelano più fragili con tensione di nervi e respiro animale. ‘Tempesta’… battito cardiaco sintetico di un cosmo blu cobalto profondissimo, sepolto lontano dentro di noi. ‘Terzo Paesaggio’… locomotiva solida, raggiante, consapevole della propria bellezza fertile e iconoclasta. ‘Quercia’… forse il mio episodio favorito, danza gonfia di tribalità antica, sacra, mantrica e insonne, degna del rito più bianco. Arrivano infine i Bachi da Pietra, e il palco diventa uno spicchio di mondo dove la femminilità dei boschi innevati cede i sentieri alla virilità dei ghiacci. Ora io non ricordo benissimo tutto quello che ho visto e sentito stasera. Non perchè fossi sbronzo o distratto o annoiato. Nulla di tutto ciò. Per primo fatico a spiegare. E qualcosa mi sarà anche sfuggito, qualcosa avrò capito male forse. Ma certamente c’è una donna bellissima sulle navi dei Santo Barbaro. L’ho vista. Che sia spesso perduta e guardi altrove poco importa. Andate comunque a cercarla sui dischi, a spiarla nei concerti. Sarà più semplice poi, con un amore comune,  intendersi.

Giuseppe Righini

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