AVON @ 30 Formiche [Roma, 20/Ottobre/2016]

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Il solo Alfredo Hernandez, già con Darkside, Across the River, Kyuss, QOTSA, CHÈ, Vic Du Monte’s Persona non Grata e Brave Black Sea, è garanzia di qualità per questo terzetto statunitense impegnato in una ricerca stilistica che affonda le radici nell’hard rock inglese dei primi ’70. Se poi a questa leggenda californiana aggiungiamo il collaudato Charles Pasarell (Waxy, Lakota) e il talentuoso chitarrista/produttore James Childs (Airbus, Lakota), otteniamo la quadratura del cerchio. È proprio Childs con il suo gusto retrò nel forgiare riff accompagnati da un cantato melodico intriso fino al midollo di orgoglio britannico, a rendere interessante questa piccola entità. L’umida serata romana comincia a dare i primi segni di vita verso le 23, in pochi minuti la sala fino a quel momento drammaticamente vuota si riempie in maniera accettabile, consentendo alla band di iniziare con un rombo assordante. Il repertorio proposto è quello del debutto ‘Mad Marco’: ‘Fallen’, ‘Everyone For Themselves’, ‘Mad Marco’, ‘Smash Em Down’, sono schegge di un passato che non rende nostalgici, Alfredo dietro ad un kit dalle dimensioni extra large, non per numero di pezzi ma per diametro dei pochi usati, è un metronomo inesorabile, osservarlo attentamente in azione dopo averlo ascoltato per decenni in quei dischi fenomenali che sono ‘…And the Circus Leaves Town’ e il debutto dei Queens of the Stone Age, mi emoziona un po’. È la passione per la musica che muove questi “ragazzi”, li catapulta su un pulmino sgangherato e li fa girare su e giù per l’Europa, dove, mi racconta Hernandez a fine concerto, la gente apprezza molto più che in America la vera musica, quella suonata con dignità e non per ragioni di business. Il set scorre piacevole intervallato da alcuni classici dei QOTSA suonati diligentemente; ‘Avon’ e il manifesto assuoluto ‘Regular John’ sono una delizia, per non parlare di un’ottima versione di ‘Bomber’, omaggio all’amico Philthy “Animal” Taylor, con il quale Childs ha collaborato nel progetto Little Villians. La chiusura, dopo un’ora abbondante di hard rock ad alta tensione è assegnata ad ‘Hurricane’, estratto di quel classico del 1995 che metteva la parola fine alla leggenda di Palm Desert. L’amichevole chiacchierata con Alfredo, le battute scambiate con Childs e un vinile firmato in vernice argentea con un romantico GRAZIE, concludono una serata piacevole, che non mi stancherò mai di sottolineare, dovrebbe vedere la partecipazione di un pubblico più numeroso. Il 26 Ottobre quando i Fatso Jetson presenteranno il nuovo (spettacolare) ‘Idle Hands‘ al Traffic di via Prenestina vedremo chi avrà il coraggio di restare a casa.

Alessandro Bonini

Foto dell’autore

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