Aucan + Deflore @ Circolo degli Artisti [Roma, 10/Maggio/2011]

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Di ‘Black Rainbow’, ultimo disco degli Aucan, avevo scritto molto bene un paio di mesi fa (leggi) e anche sul altri magazine e webzine il trio bresciano ha ricevuto consensi. Ci voleva, ovviamente, la prova dal vivo e dopo tante date in Italia e in Europa i tre arrivano finalmente a Roma. Lodevole iniziativa del Circolo quella di far decidere agli spettatori il prezzo del biglietto della serata col risultato che il locale è ben pieno.

Ad aprire ci sono i Deflore, giusto qualche giorno fa mi chiedevo con un amico che fine avessero fatto, li avevo già visti all’opera qualche volta tre-quattro anni fa e li ricordavo proporre un rock industriale pesante e interessante. Ma, sarò cambiato un po’ io o saranno cambiati loro, dopo un inizio trascinante, basta un quarto d’ora che già mi suonano ripetitivi con le loro basi durissime su cui innestano ciclici riff di chitarra e basso poderoso (il mio amico suggerisce il termine “drone”, io annuisco perplesso), senza offesa ma preferisco inaugurare uno dei due biliardini sistemati fuori dal locale.

Torno dentro appena realizzo che è iniziato il set degli Aucan e mi trovo i tre incappucciati sul palco, Dario Dassenno e la sua batteria in mezzo, Giovanni Ferliga alla sua destra e Francesco D’Abbraccio alla sua sinsitra. Poco prima avevo letto su un magazine trovato lì per lì un accostamento ai Battles. Francamente, a parte qualche ritmica sincopata, trovo che l’unico accostamento possa essere nella disposizione dei membri on stage con Ferliga e D’Abbraccio entrambi con chitarre a tracolla e synth davanti (proprio come Ian Williams e l’ormai non più Battle Tyondai Braxton), sistemati uno di fronte all’altro. Il loro set è trascinante ma non esente da difetti, la voce di Ferliga non si sente benissimo in quei pochi pezzi in cui canta e alcuni brani strumentali, pur trascinanti con i tempi non banali della batteria di Dassenno su cui i suoi soci innestano perlopiù intrecci di synth, mostrano alla lunga un po’ la corda . Il migliore del lotto è, a mio avviso, ‘Red Minoga’, non per niente è il momento in cui vedo più teste muoversi. Poi, come detto, l’impressione è che si rompa qualcosina, il brusio della sala aumenta e anche la mia attenzione comincia a scemare. Buon concerto ma non esaltante come mi sarei aspettato, i tre hanno comunque capacità e pure una certa presenza scenica, magari la prossima volta andrà meglio.

Piero Apruzzese

4 COMMENTS

  1. Mah, sui gusti, com’è noto, ognuno ha i propri: come ho scritto, a me i Deflore qualche anno fa piacevano, li ho visti dal vivo in diverse occasioni. Vedo che hanno pubblicato un nuovo album, magari lo ascolterò ma l’idea è che alcuni brani, lì per lì, non “esplodessero” e quasi ripetessero uno schema riff di chitarra + basso slappato per tutto il brano dunque alla lunga impossibile, quantomeno per me, non sentire il peso di tale ripetitività.

  2. oddio, spesso dipende da come siamo “disposti ad ascoltare”… in alcuni casi magari c’è più apertura in un calcio balilla… ma torno a dire questione di gusti 😉
    magari sarò un eretico, personalmente li ho apprezzati quasi quanto gli Aucan, semplicemente li ho trovati anche più genuini e specifico che non li avevo mai sentiti prima… ma sono sempre pareri ed il bello forse è proprio quello!

  3. Detto che non sapevo assolutamente della presenza del calcio balilla là fuori, la mia disposizione ad ascoltare c’era tutta, anzi i primi minuti m’han fatto pure muovere il culo. Parimenti, poi, ci han messo davvero poco a venirmi a noia.

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