Au Revoir Simone + Lilies On Mars @ Circolo degli Artisti [Roma, 27/Settembre/2013]

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In una settimana in cui la minacciata crisi di governo, l’annoiante querelle Barilla e l’opportunità o meno di mostrare donne che servono a tavola nelle pubblicità televisive l’hanno fatta da padrone, la serata tutta al femminile ospitata dal Circolo degli Artisti ha dimostrato ancora una volta come, spesso e volentieri, il mondo della musica (e dei suoi fans) riesca ad andare ben oltre gli steccati e i paraocchi della media nazionale. L’accoppiata Au Revoir Simone e Lilies On Mars è la stata la riprova, infatti, di come l’arte riesca a superare una questione di genere che, in questi anni Dieci, dovrebbe essere soltanto un antico ricordo di lotte e di conquiste, non un tema ancora tristemente all’ordine del giorno. Riflessioni politico-sociali a parte, la serata del Circolo prende avvio con la rassegna Genius Loci, quest’anno dedicata all’indimenticabile figura di Alberto Sordi. Riusciamo ad assistere a una parte dell’incontro col regista Enrico Vanzina ed Emiliano Morreale, Conservatore della Cineteca Nazionale, prima di tuffarci all’interno della sala per godere delle prime note delle Lilies On Mars. Il duo sardo di stanza a Londra è indubbiamente una di quelle realtà musicali nostrane di cui dovremmo andare (più) fieri, considerate le evidenti capacità artistiche. Non un caso che Franco Battiato, artista molto attento alle nuove leve, le supporti da anni e le abbia coinvolte in alcuni suoi progetti discografici e tour. Del Maestro siciliano, nella musica di Lisa Masia e Marina Cristofalo, c’è sicuramente la stessa cura nella parte elettronica e soprattutto un approccio curioso ed attento alla sperimentazione. Nella resa live, poi, le due artiste si dimostrano mature e capaci, con chitarre, due Mac ed una essenziale ma efficace strumentazione elettronica, di farci godere di uno show credibile, sognante, estraniante. Il loro dream-pop di impronta shoegaze e pregno di carica eterea avvolge i presenti, attenti nel seguire l’intrigante percorso sonoro in cui le musiciste ci guidano. Un set breve ed estremamente convincente, alla cui fine gli applausi si sprecano. In attesa di rivederle ancora, la loro esibizione conferma la sensazione che, talvolta, piuttosto che consumarsi nella disperata ricerca della next big thing all’estero, faremmo bene a guardare nelle produzioni di casa nostra. Perché le Lilies On Mars, soprattutto con l’ultimo lavoro ‘Dot To Dot’, non hanno davvero nulla da invidiare a tante delle band circondate di hype profetico che spesso e volentieri si rivelano poi un fuoco di paglia dal vivo. Promosse a pieni voti.

Tempo di un rapido cambio palco e sullo stage del Circolo degli Artisti campeggiano tre postazioni assortite di tastiere: è il momento delle Au Revoir Simone. Il trio femminile di Williamsburg, la Mecca hipster di New York, torna sul luogo del delitto (si era esibita al Circolo anche nello scorso tour europeo) con la stessa vocazione da irresistibili femmes fatales nonché un album in più, quel ‘Move in Spectrums’ pubblicato pochissimi giorni fa, che condisce con ulteriore appeal elettronico la classica formula pop della band e aggiunge ai concerti una serie di sicure hit. Il locale di Via Casilina Vecchia è decisamente gremito quando Erika Forster, Annie Hart e Heather D’Angelo danno avvio al loro concerto con ‘Just Like A Tree’, seguita a ruota dalle altre due novità ‘Gravitron’ e ‘The Lead Is Galloping’. Un turbinio di suoni tastieristici prende possesso delle nostre orecchie, con le voci delle tre newyorchesi ad ammaliarci seducenti come le sirene di Ulisse. I beat delle Au Revoir Simone, tendenzialmente ad appannaggio di Heather, inducono all’ancheggiata facile, è indubbio. Lo sguardo, poi, non può che essere rapito dalle movenze seducenti delle tre, ciascuna a suo modo affascinante. È la musica ad avere voce grossa in capitolo, però. La band americana non è un prodotto plasticoso nè un mare di banalità nascosto dietro vestitini a pois e gonne di pelle. No, Erika, Annie e Heather sono artiste pop abili nello scrivere pezzi di sicura presa ma mai stereotipati. Basti pensare a ‘Only You Can Make You Happy’ e a ‘Knights Of Wands’, estratti dal penultimo disco ‘Still Night, Still Light’: Casio, Roland, organi retrò, su cui si stagliano intrecci vocali che sembrano ora nenie fanciullesche, ora dolci e ammiccanti parole da amanti, con la drum machine ad affievolire l’atmosfera eterea e a rendere il tutto piacevolmente terreno e possibile. Camera Obscura, Ladytron, Stereolab shakerati in una pozione dream-pop che sa di synth, di twee. Non c’è alcuna traccia dei brani di ‘Verses of Comfort, Assurance & Salvation’ e ‘The Bird Of Music’, la scaletta si concentra abbondantemente ed esclusivamente sulle ultime due opere. Si chiude con l’incalzante e adolescenziale ‘Anywhere You Looked’, l’ultimo azzeccato singolo ‘Somebody Who’ e ‘Shadows’, pezzo ideale per travolgenti notti tra il sintetico e l’osé. Tra gli applausi dei presenti le tre ragazze tornano quindi sul palco e ci regalano una graditissima quanto calzante cover: ‘Fade Into You’, grande classico dei redivivi Mazzy Star. La resa è convincente, l’idillio d’amore è compiuto. Sopraggiunge anche ‘Another Likely Story’, accompagnata da luci dal tocco psichedelico su esplicita richiesta delle ragazze, ma ci si sarebbe potuti fermare anche alla cover, ormai definitivamente soggiogati dal magico gioco sonoro, in preda a quelle espressioni ebeti che pensavi relegate ai tempi del liceo e invece puntualmente riappaiono. Ok, lo ammetto: mi sono innamorato.

Livio Ghilardi

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