Au Revoir Simone @ Circolo degli Artisti [Roma, 24/Aprile/2009]

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Uscite dai “Contes des quatre saisons” di Eric Rohmer, sembrano le Au Revoir Simone. Dalla Parigi raccontata con lunghissimi monologhi attraverso attori sconosciuti. E proprio al maestro della Nouvelle Vague le tre ragazze di Brooklyn dicono di ispirarsi nell’abbigliamento. La classe, la semplicità, con uno sguardo a Robert Helm. E proprio a Parigi arriva Simone dopo essere fuggita dal Texas, uno dei personaggi di “Pee-wee’s Big Adventure”, primo lungometraggio di Tim Burton. Ma della bicicletta di Pee-Wee Herman non c’è traccia. Il viaggio che Erika, Annie e Heather hanno intrapreso da quasi cinque anni, si svolge sul soffuso minimalismo pop di Roland, Casio e Korg. Con un ultimo album – ‘Still Night, Still Light’ – molto più saturo di suoni. Molto più completo e per questo davvero apprezzabile. Ecco perchè David Lynch le ha volute protagoniste in musica in una sua esposizione artistica, ecco perchè quando poco dopo le ventidue e trenta salgono sul palco, l’immagine forte che sale alla mente è quella de “Le Vergini Suicide”. Il primo capitolo della “Trilogia sulla Giovinezza Inquieta” di Jeffrey Eugenides, tradotto da Sofia Coppola nel suo angosciante capolavoro cinematografico.

Di giovinezza ne è pieno il club. Che applaude, quando con una grazia angelica, le fanciulle salutano e ringraziano i convenuti. Le Au Revoir Simone propongono una scaletta ben strutturata che ricorda i tre album fin qui prodotti. Le attese vengono mantenute. Il pop sussurrato dai tratti dreamy esce perfetto come su disco. Perfetto come i capelli lisci che arrivano a toccare i seni. Come l’eguale altezza calibrata da scarpe carinissime. Come gli sguardi innocenti e i sorrisi dolci. “Dolci come biscottini”, dice qualcuno alle mie spalle. Le Au Revoir Simone non sono un bluff. Suonano. Quello che fa della loro musica uno spartito emozionale che ha la forza di librare in aria pensieri e sentimenti. Scattano una foto per racchiudere Roma nei ricordi. Abbozzano qualche parola in italiano. Il finale è molto bello. E sugli ideali titoli di coda, terminano dopo un bis, una performance di estrema eleganza, di estremo garbo, di estrema squisitezza. Incrocio lo sguardo di Heather. Capelli neri, alta, naso leggermente pronunciato, timida, sorridente. E penso a come sarà.

Emanuele Tamagnini

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