Atari Teenage Riot @ Init [Roma, 15/Maggio/2010]

518

Prima di parlare dello show in questione, dovrei probabilmente dar il via all’ennesima discussione sull’argomento reunion, sulla necessità di rimettere in piedi un progetto terminato dieci anni fa, perlopiù segnato dalla morte di uno dei suoi membri (Carl Crack), resuscitato senza un altro membro storico (Hanin Elias) e con un nuovo innesto (CX Kidtronik) dal suo deus ex machina (Alec Empire, ovviamente), già titolare di una discografia grossa così con i più disparati alter ego (tra cui uno chiamato Nintendo Teenage Robots). Eppure, stasera, la risposta è: chissenefrega. Perché se viene il dubbio non vi sia sincerità nel ritorno degli Atari Teenage Riot (cioè: di Alex Empire e Nic Endo), questo viene letteralmente disintegrato e spazzato via dalla ferocia con cui il trio inonda l’Init di vagonate di decibel, dallo scalciare in aria del leader scatenato che lancia via la sua maglietta e pare un po’ l’Iggy pop del digital hardcore, dalla gente che riempie la sala e si fa trascinare dai beat durissimi di brani che fan muovere ancora e più di un tempo: ‘Fuck All’, ‘Sick To Death’, ‘Delete Yourself’, ‘No Success’, ‘Start The Riot’, oltre al nuovo singolo ‘Activate’ che apre lo show.

Un’ora e mezza di energia, superando anche problemi ai microfoni, riprendendo in mano il pubblico distratto dalla pausa forzata e chiudendo con un lungo, distortissimo, ultrarumoroso finale. Cosa si può voler chiedere di più a questi odierni Atari Teenage Riot? Forse sentivano il bisogno anche loro di riprendere a urlare residui di rabbia di dieci anni fa, rimasta latente, di sfogare un fuoco che brucia ancora e che ancora incendierebbe Berlino. Forse volevano ancora, utopicamente, urlare quanto serva una rivoluzione o “iniziare una rivolta”. Oppure sentivano il bisogno di recuperare qualcosa della loro vita di allora, devastando club con le loro tempeste soniche e poi via in van fino alla prossima destinazione. Non saprei rispondere, ovvio, ma a me stasera è andata benissimo così. Nota di colore: il tizio che prima dello show fuori dall’Init ha urlato “Aòòòò, ho parlato mò cò Alec Empire e cò a cinese, quella che sse trucca!”. Ah, qualcuno mi spiega come cavolo hanno fatto quei due che non hanno smesso di tubare un secondo, non dico a non rendersi conto che su un palco a cinque metri da loro qualcuno stava scatenando l’inferno, ma proprio ad astrarsi completamente da pubblico, sala e decibel, senza degnar manco di uno sguardo Empire e soci e, anzi, addirittura pareva riuscissero a comunicare tranquillamente tra loro nonostante il “frastuono”?!

Piero Apruzzese

1 COMMENT

  1. concordo: chi se ne fotte!!! e l’espressione “vagonate di decibel” rende in pieno la serata di qualche giorno fa!

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here