Ariel Pink's Haunted Graffiti @ Circolo degli Artisti [Roma, 1/Maggio/2012]

501

Il Primo Maggio è la festa dei lavoratori e, come ogni anno, da ventidue anni, a San Giovanni si svolge un’efferatissimo attacco alla musica, organizzato dai tre maggiori sindacati italiani. Farloccate di vario genere, il cui apice viene raggiunto da Nobraino, che nel suo teatrino da frontman iperattivo si rasa i capelli in diretta televisiva. Se poi anche il simpatico Pannofino non è in forma non c’è proprio nessun motivo per autoinfliggersi questa pena. Ucciso il pomeriggio con la noiosissima Chievo-Roma finalmente posso andare a dare senso alla giornata. Sì, perché in tutta sta tristezza al Circolo è di scena il grandissimo Ariel Pink con i suoi Haunted Graffiti. Aspetto il concerto nella sala vuota del Circolo con grande curiosità; già mi era capitato di vedere Ariel Pink a Boston, ma era stata una serata piuttosto sfortunata. L’acustica era pessima e un ragazzo con la maglietta degli Happy Birthday (quindi automaticamente simpatico) era stato brutalmente picchiato e cacciato dal locale: non esattamente una giornata memorabile. Il concerto comincia con la sala ancora semi-vuota, alla mia sinistra c’è un chitarrista che somiglia inquietantemente a Elvis Costello (quello di adesso, stempiato e con la pancia) e non fa assolutamente nulla per nasconderlo, anzi sembra proprio aver scelto il suo look scientificamente. Ariel Marcus Rosemberg è  proprio come lo ricordavo, un folle nanetto ironico, biascicante e completamente anti-pop. Era tanto che sognavo di trovarmi davanti un frontman sinceramente fuori di testa; non ho mai preteso una sorta di giovane Iggy Pop, ma almeno qualcuno che riuscisse a vincere i cliché da concerto rock’n’roll. Ariel è perfetto, si spupazza in continuazione il microfono, pronuncia assurde frasi tipo “after midnight we turn into Intepol”, il suo bizzarro carisma carica anche i compagni di stage sinceramente divertiti in ogni singolo momento del concerto. Più passa il tempo e più aumentano pubblico e entusiasmo. Il pop assurdo e mutevole del gruppo di Los Angeles e l’istrionicità vocale di Ariel Pink assumono un carattere notevole on stage. Dai pezzi più psichedelici, a quelli dannatamente bubblegum, a quelli con schitarrate da consumato gruppo rock, i cinque suonano coerenti nel loro sghembo approccio “collagistico” alla forma canzone. Fra siparietti idioti (il gruppo fra un pezzo e l’altro fa partire una clacque registrata, con tanto di urla) e singoli mozzafiato – fra tutti ‘Beverly Kills’ e ‘Round and Round’ – il pubblico è conquistato. Il concerto finisce con un pubblico entusista che si dimena al groove del bravissimo bassista degli Haunted Graffiti. Unica pecca, forse, la scarsa durata del concerto, che ho l’impressione sarebbe finito molto, molto prima se l’audience non si fosse sgolata per un bis.

Luigi Costanzo

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here