Ariel Pink @ Planet [Roma, 19/Giugno/2015]

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Campione di eclettismo, Ariel Pink – al secolo Ariel Marcus Rosenberg – è uno dei più grandi istrioni in circolazione. Devoto a Frank Zappa e all’eterogeneità stilistica, l’americano è riuscito a ritagliarsi una nicchia importante all’interno del rock contemporaneo, come testimoniato dalla più che soddisfacente presenza di pubblico in occasione della sua data capitolina. Preview romana del festival umbro Dancity, il concerto di Ariel Pink era inizialmente previsto all’interno della splendida cornice di Villa Ada ma, a causa di ritardi occorsi all’avvio della rassegna Roma Incontra Il Mondo, è stato spostato al Planet di Ostiense (l’ex Alpheus). L’inizio dello show poco dopo le 23 con ‘Gettin’ High In The Morning’ coglie di sorpresa molti degli astanti, considerando che da programma era prevista una band spalla (i GattuZan, inspiegabilmente venuti meno). Ariel Pink e i suoi sei sodali si presentano al pubblico con abbigliamento sgargiante e spiazzante, in sintonia con la musica proposta. ‘White Freckles’ è il primo assaggio tratto dallo straripante ‘pom pom’, uno dei dischi migliori usciti lo scorso anno. Peccato che l’esibizione sia minata da diversi problemi di acustica che complicano soprattutto l’esecuzione on stage. Per la prima parte del concerto, infatti, Ariel e i suoi musicisti non smettono di dare indicazioni ai tecnici di palco per adeguare i volumi alle proprie esigenze mentre, per quanto concerne l’amplificazione verso l’esterno, la cassa di sinistra scompare a intermittenza più volte. Sfortuna o approssimazione della location? Per fortuna la band non si lascia vincere e offre uno spettacolo coinvolgente in cui regna la frenesia sbarazzina dei brani di ‘pom pom’, imprevedibili e raffinati nella loro giocosità. La sognante ‘One Summer Night’, la deliziosa ‘Lipstick’, la bizzarra ‘Jell-O’ sono i fiori all’occhiello di un gran disco, magnificamente e vivacemente eseguiti dalla band nonostante le difficoltà tecniche occorse. Ovviamente occhi puntati sul magnetico frontman Ariel Pink, il quale più volte si avvicina alle prime file per cantare. Degno comprimario è il batterista Don Bolles, membro delle leggende punk californiane Germs: vestito con un top femminile e cappello da cowboy, dietro alle pelli si muove con l’istintività sgraziata di un bambino. Il set si chiude con ‘Baby’, storico brano del duo americano dei fratelli Donnie & Joe Emerson. Una lunga attesa porterà all’unico bis ‘Netherlands’, eseguito solo per amore del proprio calorosissimo pubblico. Professionalità e bravura hanno saputo sopperire alle carenze di un apparato tecnico che ha rischiato di distruggere le sorti di un grande show. Vi aspettiamo al prossimo giro, Ariel.

Livio Ghilardi

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