Arctic Monkeys @ Mediolanum Forum [Assago, 13/Novembre/2013]

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“Have you got colour in your cheecks?” chiede Alex Turner ad inizio live, con fare da smargiasso. E’ la frase d’esordio di ‘Do I Wanna Know’, brano scelto come apertura dei live fin dal momento in cui è stato presentato ed ottimo apripista per animare i presenti fiaccati dalla lunga attesa. Le guance colorate ce le hanno un po’ tutti, gli ultimi biglietti disponibili per lo spettacolo del Forum di Assago sono stati venduti nel pomeriggio del giorno dell’evento ed il colpo d’occhio sulle tribune gremite fa pensare che lo spazio vitale dei presenti sia ridotto. Discorso diverso per l’ambitissimo parterre (dove riusciremo ad insediarci con destrezza) dichiarato sold out da mesi, ma con ampi spazi vuoti nelle zone laterali. Eccesso di zelo per questioni di sicurezza? L’organizzazione non aveva voglia di guadagnare? I soliti bagarini rimasti con un malloppo di biglietti in mano? Resteremo col dubbio e con la netta sensazione che in Italia nel gestire eventi di tale portata ci sia sempre troppa approssimazione e poco interesse nel soddisfare le richieste degli spettatori. Mentre ci guardiamo intorno, prima dell’inizio dello show, non possiamo fare a meno di immaginare ognuna delle 10.000 persone che abbiamo attorno intenta ad ascoltare questi quattro ragazzi di Sheffield, nel proprio quotidiano. Chi a casa, chi in macchina, chi al lavoro (chi vi scrive li scoprì proprio in quell’ambito), chi al ritorno da scuola, chi nel treno che lo riporta a casa, con le cuffie ad isolarlo dalla propria tetra routine, mentre ascolta storie tratte da altre routine, non meno tetre, ma attraenti in quanto diverse ed ignote. Gli Arctic Monkeys sono riusciti ad ottenere il favore di una larga fetta di pubblico persino da noi, in una nazione dove la musica lanciata nei circuiti non convenzionali sembra essere prerogativa di un manipolo di amatori, mentre in questo caso il passaparola e qualche irresistibile hit sono riusciti a creare una splendida eccezione, facendo issare il loro ultimo lavoro fino alla quarta posizione della classifica dei dischi più venduti. ‘AM’, uscito lo scorso settembre, è stato l’album della definitiva consacrazione e l’innesco che ci ha convinti a bissare la visione del live di luglio a Rock in Roma, peraltro non particolarmente esaltante. Ma il desiderio di ascoltare dal vivo i nuovi brani e vedere Turner e soci in un ambiente a loro più congeniale, come può essere un palazzetto, ha preso il sopravvento fino a convincerci a partire alla volta di Milano.

L’esperienza acustica al Forum sarà ottimale, mentre per limiti strutturali non tutti potranno dire lo stesso di quella visiva: chi si troverà dalla parte opposta rispetto al palco dovrà colmare, con la propria vista, un centinaio di metri di gap, per riuscire a mantenere il contatto con gli artisti. Ma visto che supereroi al Forum non se ne sono presentati e che l’ultravisione esiste soltanto nelle matite dei fumettisti Marvel, la maggioranza del pubblico sarà costretta ad affidarsi ai due maxischermi posti in alto e ai lati del palco. La scenografia sarà completata dalla pantagruelica scritta luminosa AM, posta alle spalle della band ed integrata da altre luci di scena che proietteranno dei fasci geometrici e tridimensionali sugli artisti nell’ora e mezza scarsa di durata del set. Fin dal già citato brano d’apertura ‘Do I Wanna Know’ noteremo come i problemi di laringite di Alex, che lo avevano costretto a cancellare due date, evento unico nella storia della band, siano stati brillantemente superati. La voce ci sembrerà da subito sicura e così resterà per il resto del live. Come di consueto la porzione iniziale della setlist sarà dedicata al recupero di classici tratti dai primi album. Nonostante la band sia ora sul tetto del mondo e riesca ad unire tra i suoi fan persone appartenenti almeno a due diverse generazioni, per arrivare a questo punto ha dovuto fare molta gavetta, come quando al termine dei primi concerti di un decennio fa, le Scimmie erano solite distribuire gratuitamente i loro cd con le demo al pubblico che timidamente li seguiva o che, più facilmente, si trovava lì per caso a bere una birra mentre loro si dannavano l’anima in qualche pub di provincia. Poi arrivò MySpace (pace all’anima sua) a donargli la gloria ed ora eccoli qui, a rivolgersi ad un’audience più ampia, ma comprendente quella fan base che non si dimentica dei pezzi storici. Inevitabile quindi mantenere questo legame con la musica prodotta agli esordi ed anche con la città natale, quella Sheffield della quale il prefisso telefonico (0114) viene richiamato sulla cassa della batteria di Matt Helders, il musicista che maggiormente ci stupirà per la sua foga nell’arco di questa serata. Un brano che non mancherà e che a nostro avviso mai potrebbe mancare nelle scalette dei Monkeys, per il suo valore, ma anche per il suo ruolo simbolico, è ‘Crying Lightning’, singolo anticipatore di ‘Humbug’, il terzo album che, complice anche l’incontro con Josh Homme, li porterà ad un marcato cambiamento stilistico atto a modificare le coordinate del rock fino a quel momento proposto. Il parterre sembrerà esplodere ed i suoi affittuari canteranno parola per parola, così come faranno brano per brano durante i pezzi successivi, inclusi quelli tratti dalla ultima recente fatica. Il pubblico darà l’impressione di essere un blocco unico con la band, due componenti dello stesso team, mentre Turner col suo fare distaccato, il ciuffo impomatato ed i suoi abiti da ‘Romanzo Criminale’, gli chiederà un’opinione sul nuovo album, ricevendo come risposta un boato difficilmente equivocabile. Ben nove saranno gli estratti da ‘AM’, e, a differenza degli altri live in cui si tende sempre a sperare nel classico, nel successo o nel recupero miracoloso, stavolta sarà proprio l’ascolto delle novità ad esaltarci maggiormente. Tra i nuovi pezzi non possiamo fare a meno di sottolineare la citazione di ‘War Pigs’ dei Black Sabbath, durante l’esecuzione di ‘Arabella’, e la dichiarazione d’amore totale ‘I Wanna Be Yours’, ultimo brano prima della ritirata strategica in vista dell’encore. ‘Cornerstone’ e ‘Mardy Bum’ verranno eseguite in semi-acustico, con Turner, che in alcuni brani precedenti si era liberato dello strumento per concentrarsi sul cantato, ad imbracciare la chitarra, in questo caso quella acustica. La carica ‘R U Mine?’ chiuderà il set, lasciando l’adrenalina nelle vene dei presenti che si riverseranno in massa verso il banco del merchandising, creando problemi ai più poveri e ai meno suggestionabili che vorrebbero solamente guadagnare l’uscita. Guance colorate all’entrata, petto in fuori all’uscita: anche stavolta la trasferta milanese non ci ha deluso.

Andrea Lucarini

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