Architecture In Helsinki @ Circolo degli Artisti [Roma, 17/Ottobre/2011]

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Vi ricordate ‘In Case We Die’? Era il 2005 e tutti, proprio tutti, si innamorarono del pop non pretenzioso di questo ensemble australiano, poi qualcosa si è rotto. Da ‘Places Like This’ le aspettative del variegato pubblico indie pop sono state deluse. La band ha intrapreso un percorso decisamente più elettronico e groovy tanto che l’ultimo ‘Modern Bends’ è un disco smaccatamente synth-pop che a volte, ahi noi, ricorda un po’ troppo gruppi non esattamente eccelsi come i Wham!.

La serata è aperta dall’electro-pop dei giovani Sun Airway, i pezzi  tratti dall’esordio del 2010 ‘Nocturne of Exploded Crystal Chandelier’ scaldano un po’ il pubblico che già riempie il Circolo degli Artisti. Dopo una veloce pausa sigaretta si rientra frettolosamente in sala, adesso c’è il pienone, non immaginavo che gli Architecture in Helsinki avessero un pubblico così vasto. Dopo i primi 20 minuti di attesa iniziano i fischi e le lamentele delle povere sardine accalcate all’interno dell’irrespirabile sala. Dopo poco viene annunciato ufficialmente che c’è un problema tecnico e che bisognerà aspettare ancora un po’. Si sa che gli inviti alla pazienza non sono sempre ben accolti dai frequentatori dei concerti ma devo registrare che nonostante qualche rumoreggiamento di troppo e il classico “ridateme i sordi”, per una volta la civiltà ha prevalso sulla barbarie. Un minuto dopo la dolorosa di abbandonare la mia postazione nelle vicinanze del palco per prendere un po’ d’aria, come da copione, comincia il concerto (d’altronde scrivo per Nerds Attack! Mica per Cool Kids!). Mi fiondo dentro nella vana speranza di riuscire a tornare nella mia postazione originaria ma ormai l’impresa è pressoché impossibile. Il locale non riesce decisamente ad accogliere all’interno tutti i paganti tanto che molti vedranno il concerto dalla saletta alla destra del palco (per chi conosce il Circolo, dove ci sono i banchetti del merchandising e il mixer). Gli ormai 5 australiani (erano 8 a inizio carriera) impostano il concerto sui toni dell’ultimo disco, accentuando ancora di più l’aspetto groovy e accattivante della loro musica, tanto che a volte penso di essere finito ad un concerto di disco music. La scena è tutta per gli appariscenti Cameron Bird e Kelli Sutherland che tengono il palco in maniera decisamente impeccabile, improvvisando anche divertenti balletti. La reazione del pubblico è più che entusiastica, nonostante le condizioni siano piuttosto proibitive tutta la sala si dimena gioiosamente seguendo le accattivanti linee di basso e gli efficaci riff di tastiera. Il gruppo, probabilmente anche per stingere i tempi, non prende un attimo di respiro fra un pezzo e l’altro e anche in occasione della pausa del bis non perde più di 5 minuti. Il concerto finisce e il banchetto viene preso d’assalto nonostante i prezzi non esattamente popolari, la maglietta ha tentato anche il sottoscritto fino all’ultimo. Tirando rapidamente le somme chioserei con un lapidario “carino” per descrivere il  concerto di un gruppo a cui, tutto sommato, non si può chiedere di più di una prestazione impeccabile accompagnato da un discreto divertimento.

Luigi Costanzo

1 COMMENT

  1. Condivido in pieno questa recensione, anch’io ero al concerto (a prendere e dare gomitate in terza fila).
    L’album “In case we die” del 2005 vedeva alla ribalta un gruppo eclettico, capace di unire sapientemente molti generi tra loro: il pop, l’indie, il folk, l’elettronica, e molta musica popolare (tromba e trombone onnipresenti). Ora tutto questo non c’è proprio più!!!!!

    A vederli all’opera è indubitabile come gli Architecture in Helsinki siano un’ottima “live-band”. A tratti impeccabili. Ma dal vivo è evidente più che mai come le vecchie prelibatezze ibride di indiepop sono state scalzate via da un pop elettronico funkeggiante piuttosto commerciale sulla scia di MIKA, MADONNA (anche quella anni ’80), ma anche del versante comedy dei QUEEN e di LADY GAGA.
    Bravi sì, ma forse non sono proprio più fatti per i miei gusti.

    Michele T.

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