Apparat @ Auditorium [Roma, 2/Ottobre/2015]

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Alle volte le presentazioni sono superflue, ed è quindi meglio evitarle, non per timore reverenziale o superflua ammirazione quanto perché presentare un artista a chi non lo conosce è sempre un’opera destinata all’incompiutezza e alla parzialità, che rischia di minarne la genuinità della scoperta. L’artista in questione è Sascha Ring, in arte Apparat, mente e braccio di uno dei progetti musicali più avanguardisti e multiformi dell’ultimo decennio, che ha avuto la capacità di rendersi protagonista più o meno in ogni ambito in cui ha fatto capolino, dai dancefloor di mezzo mondo (gloriosa la collaborazione con i connazionali Modeselektor) fino alla veste più propriamente ‘sperimentatrice’ e intimista, che lo ha portato a firmare la colonna sonora del nostro “Il Giovane Favoloso” diretto da Mario Martone e a vincere l’award per la migliore soundtrack all’ultima Mostra del Cinema di Venezia per il film “Equals”. Quello presentato in questa serata autunnale all’Auditorium Parco della Musica di Roma, è proprio lo spettacolo ‘Soundtracks’ opera monumentale che fonde l’incredibile lavoro del duo di visual artist Transforma e le oniriche composizioni per cinema e non del nostro Apparat. Ad aprire la serata nella gremita sala Sinopoli è il trio Prairie, che incanta gli astanti con un set di poco più di mezz’ora che non lascia spazio a battute d’arresto, alternando atmosfere dilatate e contrastanti,  a metà tra un ambient glitch in chiave classica  e sprazzi più marcatamente industrial, fino a spingersi al limite delle sonorità confinanti con il noise e il post-rock, il tutto impreziosito da un impatto visivo imponente, a restituire l’impressione di trovarsi di fronte ad una narrazione musicata, vero leitmotiv dell’intera serata. Dopo una breve interruzione si spengono nuovamente i riflettori in sala, e a fare il suo ingresso è il main act della serata, accompagnato da un’ensemble di polistrumentisti, Ring dà il via ad un estraniante viaggio nella sua discografia passata e recente, un viaggio fatto di richiami alla musica classica, di sviluppi Idm inframezzati da aperture vocali soffocate e a tratti sussurrate, il tutto accompagnato dalle incredibili creazioni video del duo berlinese, che rendono questo live una vera e propria esperienza sensoriale e sinestetica, in grado di trascinarti a momenti in un’altra dimensione, per poi riportarti brutalmente alla realtà, quando a prevalere è l’acidità elettronica tanto cara all’artista tedesco. La mancanza di una sezione ritmica vera e propria, ha rischiato di smorzare leggermente il carattere della performance, che soffre di un leggero calo di tensione e forse di attenzione nella parte centrale della scaletta, calo che non tarda ad essere riparato subito dopo in un crescendo ideale che porta alla conclusione e ai due encore che suggellano una serata magica e di rara bellezza. Apparat conferma ancora una volta di essere un assoluto punto di riferimento nel panorama della musica elettronica mondiale, riscoprendosi un artista a tutto tondo e senza limiti, che verrà sicuramente ricordato come figura ideale di collegamento fra generi apparentemente inconcilibiali e portavoce di un movimento, che da piccola nicchia, sta assumendo sempre più i tratti di un fenomeno di massa. Al prossimo incanto Sascha… sipario!

Alberto Paone