Anthony Braxton & Roscoe Mitchell @ Auditorium [Roma, 4/Novembre/2006]

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Sono passati almeno 40 anni da quando queste due eminenze del Free-Jazz/Avant-Garde si incontrarono artisticamente in quella Chicago che vide la nascita della Association For The Advancement Of Creative Musicians (AACM), figlia naturale della New Thing colemaniana di fine ’50 ed alimentata da quel periodo, i ’60 appunto, caratterizzato dalla voglia di rompere con le regole accademiche ed andare oltre. Oggi la loro reunion all’Auditorium Parco Della Musica, dopo decenni di sperimentazioni volte alla continua ricerca musicale, è stata in effetti non un ritorno al 1965 ma un valore aggiunto alla musica. Nessuna base ritmica, nessuna base armonica, solo i due sassofonisti polistrumentisti – Braxton al sax contralto e soprano, Mitchell al contralto e con il suo immancabile set di campane e percussioni – in totale libertà, muniti di un unico grande bagaglio di anni di continue esperienze sonore che rispondono ai nomi di Art Ensemble Of Chicago, Note Factory, New Chamber Ensamble, Sound Ensemble, Circle, Creative Construction Company. Quello che hanno suonato i due sessantenni non sono state musiche scritte o conosciute ma puro suono estemporaneo, hanno suonato stati d’animo, hanno suonato “loro stessi”; questo purtroppo è un discorso talmente profondo e difficile che un terzo degli spettatori aperitivo & jazz non ha apprezzato ed ha abbandonato la sala durante il concerto! Meglio così che sentire le loro stupide lamentele. La performance è stata un unico interminabile “vortice ipnotico” di suoni, talvolta calmi e soffusi, talvolta potenti e diretti. L’intro, di circa mezz’ora, ha visto un Braxton ai sassofoni creare un tappeto sonoro fatto di lunghi fraseggi (lunghissimi grazie alla respirazione circolare) su note basse, intervallati da brevissimi frammenti umoristici, mentre Mitchell si scervellava con le sue campane in micro ritmi. Prima che Roscoe cominciasse a soffiare nel contralto, i suoni di Anthony si sono fatti sempre più spigolosi, ha strillato letteralmente nel sax, un delirio che con l’aggiunta del compagno è diventata una spirale infernale… ho sempre sognato di vedere due sax impazzire contemporaneamente… in respirazione circolare poi era quasi un’utopia! Lentamente la situazione si è calmata, i due hanno un controllo inaudito dello strumento e sicuramente il contralto, tra i sax, è quello che permette una maggiore personalizzazione del suono; è stato esaltante, poi, quando le due voci insieme hanno creato una cornamusa. Un sax faceva il bordone, l’altro la melodia. Le situazioni sonore si sono alternate, purtroppo anche quelle tecniche da parte del fonico e del tecnico delle luci, forse presi anche loro dal clima di improvvisazione e nell’ordine hanno aggiunto un delay a Braxton ed hanno acceso/spento le luci di sala durante l’esibizione. Alla fine i due giganti vengono applauditi di cuore dal pubblico estasiato ed ipnotizzato e concedono un piccolo bis in cui fanno vedere come si può suonare comunicando psichicamente! Serata Grandiosa.

Gabriele Mengoli

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