Anna Calvi @ Social Park [Roma, 3/Luglio/2019]

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In un momento storico buio, musicalmente e non solo, in cui l’attenzione di media e pubblico è catalizzata ed inquinata sempre più da fuffa e stronzate, Anna Calvi è pura sostanza, luminosa ed avvolgente. La performance di ieri sera al Social Park di Roma ne è stata l’ennesima riprova. Questa è la terza apparizione romana in meno di un anno a supporto dell’ultimo album, ‘Hunter’, ma è sempre un piacere, l’occasione perfetta per cogliere alcuni piccoli particolari che diventano emblematici e che forse definiscono meglio della solita analisi, il valore della Calvi. Partiamo dal presupposto che è la sesta volta che la vedo in concerto, dagli esordi ad oggi ho avuto la fortuna di poter ammirare tutta l’evoluzione, sia in studio che nei live, di questa ragazza fenomenale, per la quale inizia ad essere difficile trovare nuovi aggettivi per incensarne le qualità, sia chitarristiche che vocali. Durante l’esibizione in apertura di Rbsn, ovvero Alessandro Rebesani e band, che fondono ritmiche jazz a sonorità alternative rock traendone un godibilissimo connubio, mi arriva un messaggio da parte di un amico. Mi chiede se sono da Anna, quanto costa e se ne vale la pena. Gli dico di sì, ovviamente. Quando Anna Calvi sale sul palco è accolta da tanto affetto, è una serata a suo modo perfetta, considerando il caldo di questi giorni il clima è incredibilmente piacevole. Bastano le prime due canzoni e mezzo, ‘Hunter’, ‘Indies or Paradise’ e durante ‘As a Man’ l’amico del messaggio viene a dirmi che Anna è pazzesca e non mi ringrazierà mai abbastanza. Ecco, questo è proprio uno di quei dettagli a cui mi riferivo prima, probabilmente molto più eloquente di tutto quello che posso dire io, che ormai sono completamente ammaliato. L’atmosfera è piuttosto insolita, in senso positivo, il pubblico sembra stregato ed i cellulari al cielo sono veramente pochi, mi piacerebbe pensare che sia perché la parola di Jack White ha finalmente fatto breccia nel cuore di tutti noi comuni mortali, ma in realtà so che dipende dai problemi tecnici su Instagram e Facebook, iniziati già dal primo pomeriggio. C’è comunque chi ci prova, ma la misura dello stato di trans ipnotico in cui Anna Calvi getta gli spettatori è data da un piccolo particolare che colgo durante l’esecuzione di ‘Riders to the Sea’, pezzo strumentale dal sapore onirico in cui, in un brevissimo momento di pausa tra una nota ed un’altra si ode una specie di eco, ma non è un effetto della chitarra, infatti proveniva dal telefono di uno spettatore che aveva appena fatto un video e stava probabilmente provando a pubblicarlo. Il fatto che si sia sentito così distintamente in quel breve attimo di pausa tra una nota ed un’altra credo racconti nel modo più emblematico il silenzio assorto dei presenti, tutti completamente rapiti. Ovviamente poi nei brani più movimentati non è così, anzi, oltre agli scroscianti applausi alla fine di ogni canzone, è divertente concentrarsi anche su certi commenti ammirati provenienti da punti sparsi della platea, si sente distintamente gente lanciarsi negli apprezzamenti più disparati tipo: “sembra un alieno” oppure “è il Diavolo!” e quant’altro. Entusiasmante è anche il trasporto del pubblico quando la Calvi si produce in acuti trascinanti come quello superbo di ‘Don’t beat the girl out of my boy’. La chiusura è l’ormai rodata chicca per palati finissimi ormai entrata in pianta stabile nella scaletta, quella cover di ‘Ghost rider’ che a detta di un’altra spettatrice è addirittura “meglio dell’originale dei Suicide. Come sempre ne è valsa e continuerà sempre a valerne la pena, che poi di pena non vi è neanche l’ombra, anzi, Anna Calvi è uno dei piaceri più puri ed intensi che gli amanti devoti della musica possano godersi oggi.

Fun fact: dopo il concerto riesco, grazie all’intercessione di un caro amico, ad incontrare al volo Anna per togliermi una curiosità. L’avevo già intervistata lo scorso settembre, ma c’era una domanda che mi ero dimenticato di farle, così colgo l’occasione per chiederle il perché della sua predilezione per i colori rosso e nero, visto che nove volte su dieci i suoi outfit hanno questo abbinamento. Mi risponde che sono i colori che descrivono meglio di tutti gli altri la sua musica, visto che per lei simboleggiano innanzitutto passione, intensità e mistero. A quel punto le confesso il mio apprezzamento per tale abbinamento, seppur dettato da motivi calcistici, essendo milanista. Anna ride e scherzando dice “Giusto! In questo caso dovrei mettermi qualcosa a strisce rosse e nere!”. Adorabile.

Niccolò Matteucci

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