Anna Calvi + Patrick Wolf @ Sexto ‘Nplugged [Sesto al Reghena, 25/Luglio/2015]

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Non ci girerò intorno. Io Anna Calvi l’avevo già vista, più di una volta. Dunque ora sono confusa. O gli altri concerti cui avevo assistito sono stati mediocri e sottotono, e io non me ne sono accorta, oppure sabato sera è successo davvero qualcosa di speciale. Siamo partiti alla volta di Sesto al Reghena, che si trova da qualche parte in alto a destra sulla cartina geografica, con un fortissimo presentimento positivo, e siamo tornati a casa stanchi (grazie Trenitalia…) ma felici. Non solo il concerto ma anche tutto ciò che c’è stato intorno è stato perfetto, e c’entrano una suora in bicicletta, una gita domenicale a Ferrara, Katy Perry e una cosa chiamata “gallina vedova”. Abbiamo incontrato amici e vecchie conoscenze concertistiche durante un giro turistico che è stato molto breve: ovunque andassimo ci ritrovavamo sempre nella bellissima piazza Castello o davanti al nostro hotel, e da qualsiasi posizione sentivamo in lontananza il soundcheck e i rintocchi delle campane. Ci ha sorpreso anche la massiccia presenza estera, le più coraggiose sono le fan di Patrick Wolf venute apposta dalla Russia (saranno premiate il giorno successivo facendo praticamente colazione in braccio a lui). Unica nota stonata della giornata, ma abbastanza trascurabile, la lunga attesa in fila, causata da alcuni problemi al mixer che hanno protratto le prove di Patrick fino a ridosso del concerto vero e proprio, cominciato infatti con molti panini in mano. L’artista inglese si è reso protagonista di uno show divertente e sopra le righe, che ha saputo coinvolgere anche chi non aveva familiarità con il suo repertorio. L’abbiamo visto alternarsi tra vari strumenti, e nel frattempo quasi dirigere il quartetto d’archi che lo accompagnava, anche con un esilarante “gimme more!” su un crescendo. Ha chiamato sul palco Anna, con la quale ha duettato in ‘Penzance’, per poi baciarla mille volte e commentare “bella donna”. Il momento migliore è stato però ‘Theseus’, interpretata con molto cuore e pochi barocchismi. Pur non essendo una sua fan,  gli riconosco sicuramente il merito di aver saputo creare, peraltro nello spazio di pochissimi brani, un senso di complicità totale con i presenti, tant’è che probabilmente molti sarebbero stati felici di vederlo sul palco un po’ di più. Quando è il momento di congedarsi vorrebbe omaggiare lo splendido luogo che ci ospita ma fallisce nel ricordare il nome dell’Abbazia, impresa comunque non semplice, e allora si riscatta improvvisando un pezzo del ‘Lamento di Orfeo’ di Gluck, in un perfetto italiano.

Anna Calvi e la sua band, affiancati dai diciotto elementi della Sexto Orchestra Ensamble, non si fanno attendere troppo. L’inizio, affidato a ‘The Bridge’, dovrebbe essere soft, ma così non è. La musicista londinese appare perfettamente a suo agio fin da subito, e rende esplicito il suo intento di regalarci un live memorabile. I volumi sono alti eppure perfettamente equilibrati, e contrariamente alle mie aspettative legate alla venue, e alla presenza di strumenti classici e coro, il batterista fa ampiamente il suo dovere e il concerto sarà in realtà molto rock’n’roll, nel suono e nello spirito. Cosa sta succedendo ad Anna? Non l’ho, non l’abbiamo, mai vista così. Si muove molto più del solito sul palco, cercando anche la vicinanza fisica con gli spettatori, sorride, propone brani ormai classici del suo repertorio in una veste molto più grezza. A fare da cornice all’intero set i minacciosissimi lampi in lontananza, che insieme ai giochi di luce sul palco hanno contribuito a fornirci un’esperienza anche visivamente gratificante. Uno dei momenti più intensi della serata è ‘Wolf Like Me’, canzone cui sono personalmente molto legata, la cui energia non fa rimpiangere quella sprigionata dalla versione dei TV On The Radio, quando ancora facevano dischi che mi piacevano (bei tempi). Patrick Wolf torna sul palco per cantare (e soprattutto ballare) ‘A Kiss To Your Twin’, ma la prima standing ovation la pretende ‘Desire’, che secondo me Anna non ha mai cantato e suonato in questo modo in tutta la sua vita. Prima del concerto una ragazza inglese aveva distribuito alle prime file delle rose rosse, ormai è una tradizione, e alla fine di ‘Love Won’t Be Leaving’ ci alziamo tutti a lanciarle sul palco, per la gioia dei volontari della sicurezza, apparsi terrorizzati da un pubblico che nemmeno io mi aspettavo così caloroso. Anna sembra sinceramente commossa, si mette la mano sul cuore, saluta con “Grazie mille, you’re the best audience” ma tutti sappiamo che tornerà. Il primo bis è quella ‘Jezebel’ con cui molti l’hanno conosciuta, durante la quale ho temuto che venissero giù le mura del complesso abbaziale. Persino i componenti dell’ensamble non nascondono il loro entusiasmo, prima di lasciare il palco dopo ‘Eliza’, nell’ormai consueta (e migliore) versione con il coro. Di nuovo siamo tutti in piedi, sappiamo che la scaletta prevederebbe ‘Foxy Lady’ ma sarà eseguita la sola ‘Ghost Rider’. Nell’esatto momento in cui la nostra riprende in mano la chitarra vengo travolta da qualcuno alle mie spalle, a sua volta travolto da qualcun altro, e in un secondo siamo tutti là sotto, con lei che s’inginocchia verso di noi e ci stordisce con un intro abrasivo ed esaltante che nessuno si aspetterebbe dalla (ex?) timida ragazza di Twickenham, che poi saluterà sfinita concedendosi un teatrale lancio del plettro. Il degno epilogo di una serata di quelle che non si dimenticano, il concerto di Anna Calvi che stavo aspettando da quando l’ho vista per la prima volta.

Elisa Fiorucci

anna set

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