Anna Calvi @ Auditorium [Roma, 24/Febbraio/2014]

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Anna Calvi è brava. E’ fiera, è donna, è volontà di potenza e rappresentazione. Una voce che trascende il contingente per elevare all’etereo, all’ideale, a qualcosa d’imperituro. E non importa se molto probabilmente rimarrà una voce per i più sconosciuta, o nota solo a chi in qualche parte nel mondo vi ci si sarà imbattuto per puro caso: in questo la sorte è molto più saggia di quanto si possa pensare e seleziona accuratamente le anime ed i cuori più adeguati al giusto sentire.  Il caso Calvi in più lascia positivamente riflettere sul fatto di come esista ancora in un mondo “mainstream”, lo splendore di qualcosa di distaccato, isolato, di bello di per se stesso e fuori in ogni logica e canale del “da tutti conosciuto ed usufruito”. Ingiuste poi le critiche e cliché ad essa in genere rivolte, spesso definita come un’artista radical chic. Anna Calvi di radical chic non ha proprio nulla se non la purezza della propria voce, dote così rara e preziosa in questi ultimi tempi tanto da essere subito etichettata come qualcosa di elitario, superbo, “chic” appunto. Ma la libertà di destrezza, capacità e maestria non hanno nulla a che vedere con superbia o altezzosità, è semplicemente bravura allo stato naturale e così finita ed elevata tanto da potersi permettere virtuosismi ed interpretazioni non sempre perfette ma pur sempre accattivanti, come ieri nel caso del pezzo ‘Fire’. Paura e disincanto invece in ‘Desire’, entusiasmo e trasporto in ‘First We Kiss’, ‘Jezebel’, ‘Suzanne and I’, ‘Blackout’. Avviene di rado che un cantante possa esibirsi su di un palco con tale libertà e padronanza, ma la Calvi può proprio perché non solo ha volontà e passione ma anche la consapevolezza di chi lasciato solo su un palco sa di poter incantare gli animi, come infatti non tarda a dimostrare in chiusura di concerto con doppio bis.

Meno forte e coinvolgente sui brani del nuovo album come ‘Eliza’, ‘Sing to me’, ‘Piece by piece’ ma talmente impeccabile e gradevole su quelli passati che nel complesso quella di ieri all’Auditorium Parco della Musica è risultata una perfomance completa appagante ed equilibrata. Stranamente non eseguito un altro gran bel pezzo ‘The Devil’, nonostante l’esortazione del pubblico, ottimi gli assoli e le improvvisazioni su chitarra elettrica inserite a sorpresa qua e là. Una voce che regala emozioni al punto da avere lo strano desiderio di volerla ascoltare sola, senza il suono degli altri strumenti a farle da cornice, perché in fondo è la voce di Anna lo strumento principale, l’incanto: una lady Elvis che cantando non danza sulle proprie gambe ma sulle corde della propria chitarra elettrica. Anna Calvi è semplice e molto naturale ma c’è qualcosa che parte dalle sue vibrazioni per elevarsi in alto e trasporta senza accorgersene chi sta e sa ascoltare. Brava, sola e donna, che siano solo in pochi a fruirne in fondo è la sua fortuna: la massa non sarebbe in grado di avere né il tempo, né la capacità di approfondimento per un sound di così delicata bellezza e spessore concettuale. La Calvi è ben altro che radical chic, è accessibilità elitaria, gusto, classe, rara nobiltà d’animo.

Daniela Masella

danielamasella@gmail.com

facebook: Daniela Weiße Rose

twitter: mascia84

2 COMMENTS

  1. Bel report, concordo soprattutto con l’introduzione e il finale e sul discorso del rapporto Anna/massa, che in fondo si può applicare per molti artisti, ma per Anna forse è ancora più forte, perché obiettivamente avrebbe tutto per sfondare definitivamente.
    Sono un po’ meno d’accordo sulla differenza di resa pezzi nuovi/pezzi vecchi, il fatto è che sono stilisticamente molti diversi (a parte forse “Eliza” che non si discosta troppo dai pezzi del primo disco) e diversa ne è la resa, però per esempio “Love of My Life” è stata tra gli apici della serata.

    Solo un appunto: “Jezebel” , non “Jazzabell” 😛

  2. Da Milano sono andato a Bologna per l’evento pur non essendo particolarmente entusiasta dell’ultimo album fino a quando non me l’ha sparato in faccia, dal vivo e con tutta bravura che hai descritto. E’ stato il primo suo live e mi è suonato impeccabile, perfetto… ma alla fine mi ha lasciato con un’interrogativo: “non sarà forse troppo snob?”. Eppure qualche ora prima avevo mangiato a circa 5 metri di distanza da lei, all’osteria ‘Estragon’, presso il Campeggio adiacente (non l’avevo riconosciuta se non fosse stato per il cameriere che ad un certo punto ha esclamato ad un amico “però, carina l’Anna Calvi eh?”). Insomma… boh, non so, c’è qualcosa che non mi ha convinto fino in fondo. L’attitudine forse o il cercare di comunicare ad un pubblico e, allo stesso tempo, attirarne un’altro con aspettative diverse.

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