Angelica Festival @ Teatro San Leonardo [Bologna, 29/Maggio/2015]

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Il festival Angelica giunge al suo 25esimo anno (!) ma io lo scopro solo oggi grazie all’amico Michele Orvieti (Mariposa, etichetta Trovarobato); un festival di ricerca musicale con lo sguardo allargato, per far un esempio, ci han suonato sia i The Ex sia i cori dei bambini angelici. Un’organizzazione perfetta che disloca il festival in vari luoghi dell’emilia anche se per la maggior parte gli eventi si tengono al teatro San Leonardo, nel centro storico di Bologna, a Via San Vitale. La serata a cui sono invitato è una delle tre che si sono avvalse della direzione artistica di Chris Cutler (Henry Cow sopratutto ma anche Gong e Pere Ubu tra i suoi mille progetti e collaborazioni) con il duo di apertura composto da Shelley Hirsch e Uchihashi Kazuhisa. Mentre il teatro si riempie per intero sale appunto il duo di cui sopra. Shelley Hirsch ha alle spalle una carriera artistica di quasi 40 anni, passando da Simon & Garfunkel a John Zorn fino a incidere per la Tzadik Records e a comporre radiodrammi. La sua è una ricerca musicale basata esclusivamente sulle potenzialità (in)umane della voce. Il chitarrista giapponese Kazuhisa vanta anch’esso numerose collaborazioni tra cui ricordo Ned Rothenberg, Carl Stone, Ground Zero (anche lui incide per la Tzadik). OK, il mio lavoro di copia e incolla l’ho fatto ora vediamo di provare a raccontare il loro concerto. Anche se concerto non è la parola adatta. Il duo fondamentalmente sperimenta. Lei con la voce, con le mani, con il petto, con il diaframma, con la gola, la tiroide, la glottide, con gli alveoli palatali: si diverte a fare quel che vuole. Il suo è un linguaggio primitivo, un esperanto di lingue e suoni che si intreccia oppure si defila senza problemi dalle trame chitarristiche del nipponico Kazuhisa che usa anche il daxophone, strumento che non saprei davvero spiegare. L’artista di Osaka utilizza anche un archetto e una scatolina di legno per produrre “suoni” da un arco. Dadaisti e manipolatori, anarchici e improvvissatori, nerds e naive, i due nella mezz’ora concessa ammaliano e disturbano il pubblico con suoni vocali e non. Fuori concorso. Una birretta nel cortile del teatro a rivangare cose dimenticate da tempo come mini disc, dat, tdk, nodo internet e siam pronti per il piatto forte della serata: il progetto composto da Peter Blegvad, Karen Mantler, John Greaves, Dagmar Krause e ovviamente Chris Cutler. Progetto senza nome che a Bologna si esibisce per la prima mondiale di un tour che toccherà anche USA, UK e Germania. Peter Blegvad è stato membro anche lui degli Henry Cow e prima ancora degli Slapp Happy. Ha collaborato con XTC, Zorn (ovviamente) oltre ad essere scrittore, illustratore e fumettista. Karen Mantler, la cantante, ha suonato con Wyatt e Byrne oltre a numerosi progetti solisti. John Greaves è anche egli ex-Henry Cow oltre ad aver suonato con Nyman, Wyatt, Soft Heap. In ultimo Dagmar Krause, la tastierista, aveva iniziato con gli Slapp happy e poi coinvolata a nozze con gli Henry Cow. Poi incide con chiunque. O quasi. Uff, finito. Ah no, dimenticavo il concerto. “Temevo” che la serata fosse eccessivamente “prog” e sperimentale e, visto che io sono nato a pane mortadella e Stiff Little Fingers, temevo di non apprezzare. Ho dovuto ricredermi immediatamente perchè la serata è stata non solo piacevole, non solo semplice ma anche palesemtne pop. Brani aggraziati, candidi, soffici che esplodono pian pianino tra reminiscenze psych ’60, Love, Byrds, 13th Floor Elevators. Ma c’è ovviamente molto di loro. Uno spettacolo vedere Chris alla batteria il cui stile è quello di suonare contemporaneamente su tutti i pezzi della batteria in due secondi soffiandoci sopra con le bacchette. Mostruoso. Ma tutta la band è su livelli musicali iperuranici. Che non fossero abituati a un tour e che avessero qualche annetto di troppo lo si è intuito perchè tra un brano e l’altro Peter ha chiesto sempre “questa come fa? Mi ricordi come inizia?”. Lo ha detto scherzando, a volte giocandoci (mentre gli altri riprendevano fiato) ma credo che un minimo di anchilosamento ci fosse per davvero. Il concerto è gradevole, la musica affumica piacevolmente l’aria sudata di questa prima serata estiva di Bologna e rimango affascinato sopratutto dalla semplicità della loro proposta. Il miglior avant-pop da molto tempo a questa parte. Angelica, ci vediamo il prossimo anno e sarò piu presente. Parola.

Dante Natale