Angel Olsen @ Salumeria della Musica [Milano, 1/Giugno/2017]

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A nove mesi dalla pubblicazione dell’ottimo ‘My Woman’, Angel Olsen è giunta in italia per due date a supporto della sua quarta fatica discografica, quella che l’ha definitivamente consacrata come una delle delle più importanti artiste nel panorama musicale odierno. Accompagnato da un discreto hype, il concerto ha fatto registrare il tutto esaurito alla Salumeria Della Musica, locale non enorme ma accogliente del sud di Milano. A inaugurare la serata è stato l’australiano Alex Cameron, autore di una bella prestazione grazie anche al supporto della band. La sua miscela di rock, elettronica e synth pop ha convinto i presenti, stranamente numerosi anche per l’opening act. A inficiare la fruibilità dei live, però, è stato il malfunzionamento dei ventilatori che, insieme alle temperature già estive che Milano sta facendo registrare da almeno un paio di settimane, ha costretto tante persone a entrare e uscire dal locale nell’attesa dell’apparizione della Olsen. L’artista originaria del Missouri è stata accolta dagli applausi scroscianti e ha aperto il concerto con le note morbide ‘Heart Shaped Face’. Nonostante una sezione ritmica a dir poco corposa (basti pensare alle tre chitarre), la struttura delle canzoni è rimasta tutto sommato lineare, fedele a quanto già ascoltato su disco, ma ha permesso ad Angel di esaltarsi mettendo in mostra le sue straordinarie qualità, con una voce impeccabile anche nelle fasi più concitate (rese tali anche dai volumi alti) come il ritornello dell’attesissima ‘Shut Up Kiss Me’. La scaletta, seppure non particolarmente corposa, ha offerto un’ora e mezza di intrattenimento di qualità, ed era infarcita di brani estratti dal fortunato ‘My Woman’, da ‘Sister’ a ‘Those Where The Days’, passando per ‘Woman’. I ritmi si abbassano leggermente prima del falso congedo, ma la Olsen è comunque capace di generare un’attrazione magnetica sui presenti, ragion per cui l’attenzione non è mai calata nemmeno durante i pezzi più datati e meno conosciuti come ‘Acrobat’. In reprise, l’intimismo di ‘Unfucktheworld’ e ‘Fly On The Wall’ ha condotto al finale in salsa folk con ‘The Waiting’, durante la quale ancora una volta è stata brillante la prestazione dell’artista. Con ‘My Woman’ Angel Olsen è andata oltre l’etichetta di “regina dell’indie folk”, sostanzialmente in virtù di una virata verso ritmiche più rock. Dal vivo entrambe le “fasi” hanno mostrato un’ottima resa, anche perché davvero lei non sbaglia un colpo, e gli apprezzamenti del pubblico a fine concerto non sono stati affatto casuali.

Piergiuseppe Lippolis

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