…And You Will Know Us By The Trail Of Dead + Rival Schools @ Plaza [Zurigo, 11/Aprile/2011]

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Ed eccoci all’ennesimo tour di livello che non riesce a varcare i confini italici. Poco male, Zurigo fortunatamente non dista tantissimo. Peccato che Trenitalia ancora una volta ci mette lo zampino, la mia ragazza si trova su un treno in partenza per la Svizzera che all’ultimo cambia misteriosamente destinazione con relativo annuncio che non giunge nello scompartimento e quindi una decina di persone infuriate si ritrova a Pavia. Situazioni da terzo mondo e bestemmie a raffica. Così riusciamo ad arrivare nella capitale economica svizzera soltanto alle 19:30 perdendoci la festa locale in cui si da il benvenuto alla primavera bruciando il Böögg, un’effige del natale sotto forma di pupazzo di neve. Prima esplode la testa e più sarà calda e soleggiata l’estate, sembra che quest’anno sarà nella media. Zurigo sta attraversando un periodo particolarmente felice per la musica dal vivo con il proliferare di locali live in tutta la città. Il Plaza è un’ex cinema d’essai salvato dalla demolizione e trasformato in un club curatissimo. Non si va al risparmio in Svizzera. Fuori dal locale la gente è rilassatissima e si gode qualche birra, alcuni ragazzi sprovvisti di biglietto chiedono garbatamente se qualcuno ne ha in più visto che il concerto è sold out, ma di bagarini non se ne vedono. Entriamo puntualissimi e ci stupiamo della birra servita in bottiglie o bicchieri di vetro. Davanti al palco nessuna transenna, solo 2 security eleganti ai lati.

Puntuali alle 20:30 si presentano sul palco i Rival Schools, gruppo che mai mi sarei aspettato di rivedere dal vivo. Il secondo album, Pedals, ha avuto una genesi degna di ‘Chinese Democracy’ e perde il confronto  con il suo predecessore, anche se in una manciata di pezzi la classe cristallina del gruppo riaffiora. Attaccano con ‘Wring It Out’, una delle migliori canzoni dell’ultimo disco, che scorre piacevolmente. Poi parrtono con ‘Travel By Telephone’ e si notano i primi grossi problemi. Schreifels fa una fatica pazzesca con la voce e tutti i pezzi di ‘United By Fate’ sono rallentati e resi in maniera decisamente più spacey rovinando malamente delle perle melodiche già perfette. E il peggio è vederli sul palco, più che un gruppo sembrano Walter Schreifels & Backing Band: Mai un sorriso, mai un cenno d’intesa e la forte impressione di vedere quattro personalità totalmente disgiunte a svolgere il proprio lavoro di mestieranti per poter portare a casa la pagnotta. Beh… non è quello che ti aspetti di vedere da gente che bazzica l’underground da una vita e mezza. Così il concerto continua alternando pezzi vecchi e nuovi con un gruppetto di sfegatati che canta ogni singola parola e il resto del pubblico che rimpolpa le casse dei bar. Chiudono con ‘World Invitational’, ‘Hooligans For Life’ e ‘Used For Glue’. Un trittico sulla carta vincente, peccato che la prima è una versione immonda, la seconda un pasticcio sonoro che non t’aspetti e che alla terza ormai stai pensando ad un birra rinfrescante. Spero sia semplicemente stata una serata no, ma la sensazione è quella di un gruppo bollito.

Nel frattempo la sala si è riempita, ma nonostante questo riesci ad andartene fuori e tornare tranquillamente in prima fila senza spintonare nessuno. I Trail Of Dead tornano alle origini con una formazione rinnovata e alleggerita. Basta doppia batteria e basta tastiere. Al basso Autry Fulbright II, una versione in giacca di pelle e maglietta degli I Love You But I’ve Chosen Darkness dell’investigatore Brown di CSI, e alla batteria/chitarra Jamie Miller, un rocker debosciato fatto e finito. Concerto che inizia a sorpresa con la monumentale ‘Strange News From Another Planet’, non certo il pezzo ideale per sciogliere il ghiaccio, ma  d’altronde i Trail Of Dead se ne sono sempre fregati degli schemi standardizzati. A differenza dei Rival Schools è evidente il coinvolgimento totale dei texani, saltano, si urtano e si cercano costantemente con lo sguardo dimostrando un’intesa assoluta. Il pubblico è ancora piuttosto freddo e rimarrà tale per le seguenti ‘Summer Of All Dead Souls’ ed ‘Ebb Away’. Ma questi tre pezzi sono tutto ciò che concedono dall’ultimo ‘Tao Of The Dead’. Prima di ‘Will You Smile Again?” simpatico siparietto di Autry che allunga una moneta ad un ragazzo delle prime file per farsi portare una birra. Il pubblico finalmente si scioglie ed inizia a godersi il concerto cantando all’unisono e accennando un pogo su ‘Caterwaul’. Fantastico vedere il drumming tutta potenza ed istinto di Reece ed i balletti di Miller alla chitarra, roba che non si vede più nemmeno nei locali dark di Berlino. Il viaggio a ritroso nel tempo continua con ‘It Was There That I Saw You’ e la dolcissima ‘Relatives Ways’ tratte da ‘Source Tags & Codes’, masterpiece di una band fin troppo sottovalutata. Album che meriterebbe come minimo una deluxe edition. Torna poi prepotente l’anima hardcore di Reece che in ‘Fake Fake Eyes’ omaggia i Black Flag con qualche strofa di ‘Gimme Gimme Gimme’. In chiusura del set una ‘A Perfect Teenhood’ strabordante con Reece che picchia come un fabbro e Keely, praticamente preso da un’attacco epilettico, che si fa una passeggiata tra le prime file spruzzandoci di sudore. Ovazione del pubblico e mille sorrisi sopra e sotto il palco. Richiamati a gran voce tornano per un’ultimissimo pezzo che parte con un basso pulsante e un pizzico di hand-clapping, se la memoria non m’inganna ‘Richter Scale Madness’ o forse ‘Totally Natural’ Qualunque fosse viene suonato da una band pazzescamente su di giri e con un’intensità da fine del mondo. Anche stavolta i vincitori sono loro, permettendosi pure di non suonare una certa ‘Another Morning Stoner’.

Chris Bamert

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