An Experiment On A Bird In The Air Pump @ Circolo degli Artisti [Roma, 14/Giugno/2009]

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Nerd avvisato mezzo salvato. O quasi. La domenica isterica del Circolo non è esattamente il luogo più confortante per i non professionisti del look. Mentre percorro via Casilina vecchia ne sono già consapevole, ma la vasta gamma di esilaranti prototipi fashion victim che che mi circondano non possono che crearmi un certo imbarazzo. Ed apprensione. L’idea dell’Hysterics Indipendent Fashion Show, in realtà, ha una sua interessante ragion d’essere: far sfilare periodicamente le creazioni di stilisti indipendenti che, altrimenti, non avrebbero altri spazi per emergere. Ed anche il mercatino, sebbene trasformi il giardino in una selva umana, non è niente male, se visto come vetrina alternativa per creazioni underground. Semmai, opinabile è la scelta di chi ci va quasi pensando di farla – e non di guardarla – la sfilata. Ma nel giardino stracolmo, tre personaggi assolutamente sopra le righe superano di gran lunga i tentativi di chiunque altro nel farsi notare: sono le tre Experiment. Minigonna ascellare per C-Bird, vestitino in pseudo pelliccia nero e rosso per X-Bird e, dulcis in fundo, piume rosse per avvolgere le curve (!) di D-Bird. Il look certamente accurato, incredibilmente appariscente e tremendamente autoironico, non può che far ben presagire (soprattutto considerando che le tre Bird non hanno esattamente un fisico da passerella).

An Experiment On A Bird In The Air Pump sono tre ragazze di origine filippina/indiana con base a Londra, il cui nome bizzarro è rubato ad una celebre opera d’arte “illuminata” di fine ‘700 e la cui musica è tra le più apprezzate nella Camden di questo primo scorcio del 2009. “Affascinato dal macabro” e con una musica che suona come “la bocca di uno stomaco un fiamme che chiede codeina”, il trio londinese si è formato nell’estate del 2008, con l’obiettivo iniziale di vedere quante canzoni sotto i 60 secondi riuscissero a scrivere. NME le ha definite “The Jesus and Mary Chain meets Kim Gordon in a post apocaliptic world”, ma tralasciando i riferimenti illustri – spesso a sproposito – della stampa britannica, il goth rumoroso, effettivamente tra no wave e cupo shoegaze (con due bassi e senza chitarra!), delle Experiment graffia profondamente e ruvidamente la patina della sfilata. La serata è, infatti, organizzata in modo da far coincidere parte del concerto con (l’ultimo) via vai di modelle sulla passerella. Il contrasto tra l’estetica lo-fi-intimidatoria del trio e l’estetica del bello che gli passa accanto è una sorta di interessante “installazione analogica”. Che diventa amaro spunto di riflessione quando, a fine sfilata, gran parte del pubblico, noncurante del concerto in corso, lascia la sala. Le tre Bird si scambiano tutti i ruoli (voce, basso e batteria) variando, su un ritmo prevalentemente tribale, sfumature dark (decisamente alla Siouxsie ai tempi dei Creatures e dei Birthday Party), echi di indie grrrl-group (a metà tra Ronettes e Sonic Youth) e fuzz trasognanti e rumorosi.  Non offrono invenzioni geniali o tecnicismi particolari, ma una presenza scenica cruda, spiazzante e – in quanto a scelte musicali – tanto essenziale quanto lontana da electro-luoghi comuni. Nel set di un’ora, è riconoscibile 100% di ‘uno dei loro gruppi di riferimento’, melodica e sinistra come sarebbe stata suonata a metà anni ’80. Il trio ha aperto le date del tour britannico di Lydia Lunch: An Experiment on a (No) Wave in the (New) Dark Air.

Chiara Colli

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