Amiina @ El Barrio [Torino, 13/Ottobre/2007]

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In questo sabato di Ottobre il Barrio, locale alla periferia di Torino che sta proponendo un cartellone di concerti molto interessante, ha anticipato il clima della stagione fredda che è alle porte, grazie all’intenso ed emozionante set delle islandesi Amiina. Già opening act dei connazionali Sigur Ros in terra sabauda, le quattro fanciulle dispensano sorrisi e battute sia tra loro che con il pubblico, dimostrando che la freddezza dei nordici è legata quasi solo esclusivamente al clima e nient’affatto alla musica. Elencare tutti gli strumenti presenti sul palco ruberebbe spazio alle emozioni che questo gruppo ha regalato ai numerosi presenti al Barrio, trasportando le quasi duecento persone in un’altra dimensione, eterea e sognante. Archi, glockenspiel, viole, tastiere e perfino una sega (si, una sega!) hanno dimostrato quanto possono essere labili i confini della musica tradizionale e che il folklore non è simbolo di noia o di scarsa inventiva. Qualcuno potrà sostenere la non originalità del genere, affine ai già citati Sigur Ros e ai Mùm, ma a volte l’originalità passa in secondo piano rispetto alle emozioni. Le Amiina hanno la capacità di evidenziare ogni suggestione sonora con pochissimo sforzo: la vibrazione della corda di un’arpa, un campanello, dei bicchieri d’acqua. Sono toccanti nella loro semplicità e nel loro non essere schiave degli stilemi del genere, tanto astute da non cadere in cliché ormai logorati dal tempo, disarmanti nella loro timidezza. Quattro bambole di porcellana che per una sera hanno portato un pezzo della loro terra sul suolo italico e che hanno dimostrato quanto la loro musica sia degna di attenzione e sforzo cognitivo per coglierne ogni singola sfumatura, ogni nota, al fine di restare piacevolmente assorti, al termine di un concerto poetico come pochi altri.

Andrea Sassano

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