Amiina @ Circolo degli Artisti [Roma, 4/Ottobre/2010]

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Dai venti tempestosi del nord e dai miti legati all’aria, al mare e ai vulcani, ecco venir fuori quattro fanciulle e due fanciulli (anche se ormai un po’ avanti con l’età…), al secolo Amiina. Conosciute per lo più per la collaborazione con quegli altri magici folletti islandesi dei Sigur Rós negli album ‘()’, ‘Takk’ e ‘Með Suð’. E invece, eccole che da sole non dispiacciono affatto. La band di Reykjavik si è esibita sul palco del Circolo degli Artisti in versione quintetto. Il gioco delle luci ha tenuto bene la dolcezza delle voci delle tre donne presenti, oscillando tra il blu, il giallo e il rosso. La scena era piena e dinamica, dominata da strumenti a corde, violini, xilofoni, tastiere e batteria. Sedie. E le tre suonatrici sempre attente a scambiarsi strumenti, ruoli e posizioni sul palco. Peccato per quelle foto che avevo scattato e che ho perso! Questa serata era nata con lo spirito del foto-reportage, ed invece mi ritrovo qui a dover inseguire parole che avevo necessariamente espresso con immagini. Torno al live… Il pubblico, numeroso e caloroso, ha ben interagito con la band in un botta e risposta con il batterista, tutte preso a comunicare e a introdurre le canzoni. In scaletta brani dell’ultimo lavoro, ‘Puzzle’, uscito lo scorso settembre e testi dagli album precedenti, ‘AnimaminA’ (2004), ‘Seoul’ (2006), ‘Kurr’ (2007). Fondamentale l’apporto della batteria, suonata da Magnús Trygvason Eliassen (entrato nelle tournée dal 2007) con un pulsare di piatti ed un bacchettare d’incanto. Ecco gli altri membri del gruppo: Edda Rún Ólafsdóttir, Hildur Ársælsdóttir, María Huld Markan Sigfúsdóttir, Sólrún Sumarliðadóttir e Guðmundur Vignir Karlsson (aka Kippi Kaninus).

Prima di loro si sono esibiti i La Pingra e Musica da Cucina. Duo, i primi, composto da Angela Tomassone e Paolo Testa, che suonano un miscuglio di elettronica, drum machine, xilofono, ukulele e giocattoli vari. La voce di Angela a tratti ricorda quella di Bjork o di Rosie (delle Cocorosie). Un altro stile pieno zeppo di strumenti bizzarri e d’originale invettiva, quello di Fabio Bonelli, aka Musica da Cucina. Come dice il nome stesso, l’autore crea la sua musica attraverso gli utensili da cucina. Così, pentole, teiere, forchette, formine per dolci, mestole e pentolini, vanno ad aggiungersi alla chitarra elettrica e al clarinetto.

Lina Rignanese

4 COMMENTS

  1. Il pubblico, oltre che numeroso e caloroso, è stato anche molto cafone… Non so tu dove eri posizionata, ma ti garantisco che stando a metà, anzi anche un pochino più su verso il palco, si è sentito un CONTINUO vociare di quei soliti stronzi che hanno quella “buona e sana” abitudine di rompere i coglioni agli altri, mancando ovviamente di rispetto anche agli artisti che si stanno esibendo. E venivano azzittati solamente quando i pezzi incalzavano di ritmo e strumenti, insomma solo con la “caciara” che copriva la loro voce del cazzo… Fabio Bonelli ha dovuto esibirsi completamente con un casino da mercato sotto… E chi c’era può confermare tranquillamente sta cosa, che purtroppo ultimamente si ripete quasi ad ogni serata… Un bel VAFFANCULO a tutta sta feccia di merda!!!

  2. Ormai non c’è più scampo. Quando pensavamo di esserci tolti dalle scatole i trasgressori minotauri fumatori (corpo di uomo e testa di cazzo) purtroppo siamo stati invasi dai NUOVI IGNORANTI. Quelli da 1 concertino al mese. Quelli che si meritano il VAFFANCULO di cui sopra.

  3. mi dispiace, io ero sotto il palco, completamente spiaccicata contro la transenna e la caciara non mi è arrivata e neanche quando si è esibito fabio ero praticmente accanto al suo mixer. la prossima volta sarò ben più attenta a mettere in evidenza il disagio.

  4. eh eh.. meglio il fumatore silenzioso che i chiacchieroni..
    ci rimpiangerete!
    Scherzo ! D’accordo su tutta la linea sulla gente che durante i concerti racconta i cazzi suoi all’amico/a

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