American Football @ Circolo Magnolia [Milano, 15/Giugno/2017]

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Reduci dal secondo disco omonimo dell’anno scorso, pubblicato a meno di due anni dall’attesa reunion, gli American Football passano dall’Italia per quella che è l’unica tappa italiana della loro carriera. ‘American Football’ è arrivato a quasi vent’anni dal primo disco, un’era dopo uno scioglimento che, di fatto, è stato più lungo rispetto al loro periodo di attività. Il concerto al Circolo Magnolia, molto atteso anche per questo motivo, ha potuto contare su una partecipazione davvero massiccia, forse quella numericamente più importante di tutto il cartellone estivo del locale. D’altronde gli American Football godono dello status di band-feticcio nel panorama emo, forti di un esordio che è storia e di un ritorno sulle scene romantico e non forzato, come invece molto spesso accade. La qualità dell’esibizione è stata buona e anche molto coinvolgente sul piano emotivo, al netto delle sporadiche sbavature di Mike Kinsella nel cantato e del volume del basso decisamente troppo alto (perdonateci il gioco di parole) e riverberato. L’impatto è stato fortissimo e, come accade quasi sempre nel corso di questo tour, la band ha proposto entrambi i dischi per intero, con diciotto pezzi stipati in poco più di un’ora e mezza e proposti in un ordine sempre diverso, eccezion fatta per l’introduttiva ‘Where Are We Know’ e ‘Never Meant’, posta sempre in coda. Percepibile, ma nemmeno troppo, il divario esistente fra i pezzi dell’album di debutto e quelli più recenti, tendenzialmente meno ambiziosi e un po’ meno complessi in termini di sviluppo, come emerso nel passaggio da ‘You Know I Should Be Leaving Soon’ e ‘Honestly’ a ‘I’ve Been Lost For So Long’, comunque parecchio apprezzato e applaudito da un pubblico sempre più coinvolto col passare dei minuti. Gli American Football hanno scelto di spaccare quasi a metà la scaletta, con una seconda parte infarcita di brani parecchio sentiti e davvero graditi dai presenti. La prima si è chiusa con ‘Desire Gets In The Way’ e ‘I Need A Drink (Or Two Or Three)’, mentre la seconda è stata inaugurata, pochi minuti dopo, dagli ultimi due brani di ‘American Football LP1’, ovvero ‘Stay Home’ e ‘The One With The Wurlitzer’, entrambi accolti con grande calore. Anche nei tre quarti d’ora finali di concerto sono arrivati alcuni intermezzi di tromba del batterista Steve Lamos, sebbene non tutti perfettamente aderenti al contesto. Il sipario è calato con ‘Everyone Is Dressed Up’ e l’immancabile ‘Never Meant’, presentata nella sua veste originale, senza code o dilatazioni che avrebbero potuto un po’ snaturarla. Attesi a lungo, ma ne è valsa la pena: è stata un’esperienza necessaria, nonostante qualche piccolo neo come quelli succitati, per gli appassionati del genere e/o della band, con epicentri emozionali sparsi qua e là nel corso dei circa cento minuti di live dall’umore molto malinconico. Dopo così tanto tempo per Kinsella e soci il fatto di trovare un pubblico così partecipe dev’essere stata una bellissima notizia e ora non resta che attendersi un disco che recuperi lo smalto del debutto e che suoni un po’ come consacrazione definitiva.

Piergiuseppe Lippolis

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