Amari @ Circolo degli Artisti [Roma, 8/Dicembre/2007]

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Gli Amari sono deliziosi. Senza pretese da rockstar de’ sto’ cazzo. Umili sul palco anche nel rapportarsi col pubblico di un Circolo degli Artisti strapieno. Non mi stupirei se diventassero la next big thing italiana del 2008, perché le carte in regola ce le hanno tutte a partire dalla scrittura delle canzoni arrangiate magnificamente da ogni musicista, ma in particolar modo gli innesti elettronici sono quelli che rendono il tutto molto originale.

Rispetto all’anno scorso (live @ Traffic) sono stati un po’ meno coinvolgenti, ma credo sia solo perché hanno suonato più pezzi lenti. Se non altro le canzoni meno movimentate degli Amari sono decisamente dolci, con linee vocali che sembrano ninne nanne quindi, non le solite ballate spacca-palle. Nonostante mi avessero avvertito in molti che il disco nuovo fosse un po’ fiacco rispetto alle loro precedenti produzioni, il live è stato decisamente divertente, reggono il palco in maniera favolosa e modesta a volte perdendosi anche in discorsi inutili tra di loro. Inutili nel senso che se ci fossimo trovati ad un concerto punk, qualcuno avrebbe iniziato ad urlare “SOOOOONAAAA!!!” (traduzione dal romanesco: SUONA!), ma non è stata proprio il genere di serata. Tra i pezzi nuovi ‘Scimmie D’amore’, a mio parere influenzata da Samuele Bersani, è quella che più manifesta il loro completo cambio di direzione verso un pop molto più cantautorale rispetto alla moltitudine di suoni elettronici presenti nel loro vecchio repertorio. A chiusura del set, ovviamente, ‘Conoscere Gente Sul Treno’, fomento generale, ci inseriscono la linea di basso di ‘Blue Monday’ dei New Order, scene di delirio collettivo e subito tutti in pista per il loro Dj-set “fare soldi”.

No, non mi sono dimenticato dei My Radio Boy in apertura. Gruppo di Guidonia (qualcuno dice che la provincia ha molto da dire in fatto di musica), elettronica tra synth, groove box e vocoder fisso. Influenze che vanno dagli Air ai Daft Punk con suoni IDM e a volte anche più industriali. Il loro set è stato caratterizzato dalla totale incongruenza. Passavano da pezzi come ‘Io Scimmietta Spaziale’, ambient malinconico, ad altri che avevano melodie e suoni da videogioco del super-nintendo, a volte anche con casse fisse. Un po’ goffi sul palco, indice della poca esperienza, ma quel goffo che fa sorridere, tanto che vestivano un mantello nero tipo quelli che indossano i bambini a carnevale quando si mascherano da Zorro. Buona attitudine tendente al demenziale. Mi sa che sono da seguire.

P.S. Mia madre a Carnevale mi faceva mascherare da Zorro. Rosicavo perché i miei amici avevano i costumi da Spiderman o da Transformers, ma io potevo andare in giro con la spada di plastica a frustare i loro culi modaioli.

Andrea Di Fabio

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