Alt-J @ Rock In Roma [Roma, 14/Giugno/2015]

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Eccoci qui, esattamente quattro mesi dopo l’incredibile show sold out del Mediolanum Forum di Milano e dopo esserci gustati l’apparizione da co-headliners al Primavera Sound di Barcellona, è già tempo di reincontrare gli Alt-J. Il quartetto di Leeds a due anni esatti dall’ultima apparizione nella capitale (quella volta si trattava del ben più modesto Circolo degli Artisti), si presenta nel pieno del tour mondiale di supporto all’ultima creatura ‘This Is All Yours’, che ormai ha  segnato la definitiva consacrazione al grande pubblico, per inaugurare  la rassegna più importante dell’estate capitolina. Dopo aver constatato che nulla sembra essere cambiato rispetto allo scorso anno, nella macchina organizzativa della grande area dell’ippodromo delle Capannelle e più che mai in cerca di conferme, ci dirigiamo sotto il palco principale dove sta per iniziare il gruppo spalla, gli italiani Disco Zodiac. Neanche il tempo di sentire il primo pezzo e ci si accorge subito che qualcosa non va, l’italo-pop propinato dalla band vincitrice del Premio della giuria dello scorso RockinRoma Factory (il contest di RockinRoma per band emergenti), è decisamente fuori contesto e l’esibizione non è del livello necessario per poter giustificare la presenza in una cornice così importante, dandoci con il passare dei minuti, sempre più l’impressione di trovarci di fronte a dei “dilettanti allo sbaraglio”, più che ad un gruppo spalla degno di questo nome, pur considerando la giovane età e l’inesperienza che in contesti del genere, hanno il loro peso. Qualche minuto per riprenderci ed è subito il buio a calare sul palco, annunciando, questa volta accompagnato da una catena di led blu, l’inconfondibile loop del singolo ‘Hunger of the Pine’, raffinata opening track dal gusto velatamente trip hop e primo singolo estratto dal secondo lavoro in studio della band, che da subito ci regala le chiavi per il mondo sonoro targato Alt-J. L’esplosione non tarda ad arrivare e già dalla seconda ‘Fitzpleasure’ il palco si illumina, componendo finalmente il mastodontico impianto di visual che accompagneranno tutta la performance. Avevamo già detto che il punto di forza dello show risiedeva sicuramente nell’accurata scelta dei pezzi e senza sorprese, la scaletta procede infilando uno dietro l’altro i singoli che hanno reso l’esordio ‘An Awesome Wave’, una vera e propria pietra miliare dell’indie di nuova generazione. C’è spazio per le atmosfere iberiche di ‘Something Good’ e per la malinconia di ‘Dissolve Me’ fino a giungere al coro di ‘Matilda’, fiore all’occhiello del repertorio della band di Albione, in un equilibrato e quantopiù studiato equilibrio di sensazioni e atmosfere. Newman e soci sono compatti e lo show è solido e senza sbavature di sorta, eppure la sensazione è che in uno spazio così vasto, l’impatto e le finezze, che rappresentano la cifra stilistica del sound del gruppo inglese, perdano di efficacia, costringendo l’ascoltatore a vivere un’esperienza in parte mutilata delle sue peculiarità. Dopo una folgorante ‘Taro’ e un finale in lenta e graduale discesa, ci si prepara agli encore, che regalano l’ultima ventata emotiva in una suite che lega sia musicalmente, sia concettualmente, la cover di ‘Lonely Day’ di Bill Withers e le due tracce sorelle ‘Nara’ e ‘Arrival In Nara’, nel punto forse più alto e intenso dell’esibizione, che si conclude con l’inno ‘Breezeblocks’ intonato da tutti i presenti ad una sola voce. In definitiva la serata di Roma, forse meno folgorante della prima volta, ci lascia comunque con la convinzione che gli Alt-J rappresentino ormai una realtà consolidata, che nonostante tutto non ha perso l’anima e il cuore con cui da sempre ha parlato ai suoi ascoltatori, ma che basa la sua forza su di un’esperienza che andrebbe assaporata “a tu per tu” in una modalità, che i contesti del grande pubblico, rischiano di far perdere definitivamente ma d’altronde si sa, anche la fama ha il suo prezzo.

Alberto Paone

Foto Livio Ghilardi