Alt-J @ Mediolanum Forum [Assago, 14/Febbraio/2015]

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Una fredda e uggiosa giornata milanese, accoglie il ritorno della band che con un solo album è riuscita a farsi portatrice di una vera e propria rivoluzione, riuscendo a ricodificare un intero genere e a porsi ben oltre gli schemi fino ad allora tracciati della musica così detta ‘indipendente’. L’eredità non potrebbe essere più pesante per il fenomeno inglese Alt-j che sull’onda dell’enorme successo dell’esordio ‘An Awesome Wave’ (Mercury Prize nel 2012) e dopo aver collezionato sold out in tutto il mondo, torna nel bel paese fresco dell’uscita della seconda attesissima fatica ‘This is all Yours’, pronto a dimostrare al pubblico italiano il sudato titolo di super band di livello mondiale. In un Mediolanum ancora semi vuoto è subito tempo per la prima delle ben due guests che di lì a poco scalderanno la platea: i Gengahr, giovanissima band londinese, che tradisce immediatamente  le proprie albioniche origini proponendo un indie rock da antologia impreziosito da melodie ammicanti al synth e al dream pop. La mezz’ora a loro disposizione scivola piacevolmente, tradita forse esclusivamente da qualche monotonia a livello di songwriting, che rende la performance priva di veri e propri picchi e decisamente troppo statica per una location come quella di un palazzetto. Neanche il tempo di riprendere fiato ed è subito il turno dei Wolf Alice, la creatura della frontman Ellie Roswell, che mette subito in chiaro le cose proponendo un alt-rock dall’attitudine noise, facendo tremare le orecchie del Forum per la prima volta prima degli atesissimi headliner.

Ormai il colpo d’occhio è maestoso e poco prima delle ventidue, le tribune si tingono di rosso per accogliere l’arrivo dei quattro di Leeds che sull’ipnotico synth del singolo ‘Hunger of the Pine’, fanno il loro ingresso nel cono di luci e ombre creato dai led disposti sul palco, dando inizio a quella che sarà una serata da ricordare. Dalle melodie sospese della opening track si passa subito agli inconfondibili dub di ‘Fitzpleasure’, l’atmosfera è pazzesca e la sensazione è quella di essere veramente a casa, con tredicimila voci che all’unisono scandiscono ogni parola intonata dal cantante Joe Newman. Dopo l’inizio apparso leggermente in sordina la perfomance cresce di pezzo in pezzo trascinata dalla potenza della sezione ritmica che la fa da padrona, sciorinando una scaletta che non scontenta proprio nessuno dimostrandosi la vera marcia in più di tutta l’esibizione. Arrivano ‘Matilda’, ’Dissolve me’ e la outsider ‘Leon’ eseguita tra lo stupore dei presenti, ma ovviamente c’è spazio anche per i pezzi del nuovo album, che se potevano risultare al primo ascolto meno diretti rispetto a quelli dell’esordio, restituiscono nella loro veste live tutta la loro poesia, in un’amalgama perfetta che giunge senza interruzioni al momento più bello di tutta la serata, l’esecuzione della sognante ‘Taro’ e della nuova ‘Warm Foothills’ in un Forum che si illumina del fuoco di migliaia di  accendini e flash. Chiudiamo gli occhi ed è già il tempo degli encore, con la splendida cover di ‘Lovely day’ di Bill Withers, che grazie alle suggestioni etniche dell’incredibile drum set del batterista Thom Green, non fatica ad essere scambiata per un inedito del quartetto inglese e la epica ‘Nara’ vero gioiello del nuovo album della band. Il gran finale non può che essere affidato a ‘Breezeblocks’, che cantata a squarciagola da tutti, sottoscritto compreso, dà l’idea di essere più che una canzone un vero e proprio inno, per un’intera giovane generazione, incendiando per l’ultima volta il forum. Chi cercava un live fatto di perfezione tecnica pobabilmente sarà rimasto deluso, quello degli Alt-j è un live fatto di piccole cose che ti sfiorano e ti lasciano sbalordito senza paradossalmente aver bisogno di impressionarti, perchè in fondo oltre ogni cosa nella musica, si sa, quello che conta è il cuore, e gli Alt-j ne hanno veramente da vendere.

Alberto Paone

Foto dell’autore.