Alix @ Sinister Noise Club [Roma, 8/Aprile/2007]

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Fra qualche anno rileggendo le cronache musicali del 2007 i bolognesi Alix troveranno scritto in qualche anfratto labirintico del web anche questo nostro sanguigno report. Leggeranno di una mite giornata pasquale romana attraversata dall’opulenza e dalle tavolate forzate. Dalla voglia di “uscire” a rigettare falsi sorrisi e frasi fatte, dalla voglia di ascoltare il rock’n’roll. Comunque, quantunque, ovunque. Prenderanno coscienza di come il Sinister Noise Club sia stata la giusta casa per la loro roboante proposta, di come gli indefessi pasionari delle orge ad alto voltaggio abbiano sfidato un desolante quadretto per famiglie per gettarsi nel circuito cittadino finalmente sgombro dal congestionato caos sferragliante. Continueranno a sfogliare curiosi e leggeranno di come, in circa un’ora e mezza, la loro musica abbia penetrato cuore e cervello. Senza bisogno di fronzoli scenici, di atteggiamenti picareschi, di occhiali a specchio e intricata strumentazione pseudo intellettualoide. Poi ad un certo punto di quest’articolo, gli Alix probabilmente sorrideranno, perchè si troveranno sotto gli occhi testuali parole: [la caratteristica principale della band risiede nel fatto che dietro il microfono non c’è un energumeno capelluto a torso nudo, ma la grazia tutta femminile di Alice Albertazzi (fondatrice del progetto una dozzina d’anni fa) che tinteggia di seventies i rombi fuzzati partoriti dal Mojave. Immaginate dunque una cena tra amici dove prendano posto le scosse telluriche dei Dozer, 2/4 dei Fu Manchu first edition, John Garcia nei panni sonici degli Unida e qualche cameriere sparso assunto dalle ditte Spirit Caravan e Masters Of Reality]. Avranno ancora voglia di terminare il nostro pezzo? Probabilmente si visto che non mancherà poi molto alla fine. Giusto il tempo per sottolineare ed esaltare un finale mostruosamente detonante che spara in orbita band e convenuti in un’altra dimensione amplificata. Questo è quanto. All’uscita non resta che respirare un lieve refolo di vento che dopo cotanta benedizione sembra proprio arrivare dal secondo deserto a sinistra.

Emanuele Tamagnini

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