Albert Hammond Jr. @ Circolo degli Artisti [Roma, 13/Dicembre/2013]

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C’erano una volta gli Strokes, una band che con un paio di album ben assestati, tra il 2001 e il 2003, spedì nella storia una manciata di brani che possono essere considerati dei classici senza tempo. C’erano una volta gli Strokes e ci sono ancora, almeno sulla carta, visto che l’ultimo lp risale all’anno che sta volgendo al termine. In molti hanno preferito rimuoverlo, ma in tempi di classifiche di fine anno lo potrete ritrovare qui, a fare capolino dall’elenco dei 20 dischi peggiori del 2013 stilato da Nerds Attack!. Arrivati all’ammazzacaffè bisogna avere il coraggio di dire basta e andare oltre, ma se proprio si vuole restare nel campo musicale un buon viatico è quello di reinventarsi una carriera, con un altro gruppo oppure da solista. La scelta di Albert Hammond Jr, tuttora chitarrista degli Strokes, una non-band i cui componenti non hanno più legami tra loro (nessun live a supporto dell’ultimo album, registrato per giunta separatamente da ogni membro), è stata invece un mix: farsi supportare da quattro elementi ed intraprendere una carriera da frontman. Il figlio d’arte, subodorando il declino, incise già nel 2006 ‘Yours To Keep’, prima fatica da solista ed album di culto per molti, tutto l’opposto del deludente seguito ‘¿Cómo te llama?’, arrivato due anni dopo. Il quinquennio successivo ha portato poi il nostro di fronte ad un inesorabile declino, artistico e morale, a causa della pubblicazione dei due imbarazzanti LP della sua band originaria e della tossicodipendenza, rivelata soltanto dopo il suo superamento in una recente intervista in cui ha denunciato il contemporaneo utilizzo di cocaina, eroina e ketamina. Sopravvivere a certi momenti non è facile, ma se ci si riesce poi ci si ritrova sensibilmente cambiati. Così Albert Hammond Jr sale sul palco del Circolo degli Artisti, tappa di mezzo del suo weekend lungo italiano (prima Milano, poi Bologna) con i capelli radi e molto corti, tutto l’opposto della zazzera spavalda che resiste in testa a qualche suo fan cresciuto a pane e ‘Is This It’. Beve solo succo di frutta ed è agli antipodi rispetto ad una sregolata rockstar, dimostrandosi gentile e quasi dolce col pubblico, comportandosi come un miracolato che apprezza ogni singolo momento sorridendo spesso, dopo essersela vista brutta. Gli spettatori, da parte loro, più che ascoltatori daranno l’impressione di essere degli ultras: un manipolo di nostalgici che in maniera particolarmente rumorosa osannerà il proprio idolo che dopo il primo brano in scaletta, la cover dei Guided By Voices ‘Postal Blowfish’, si batterà il petto esclamando orgogliosamente “I’m Back!”. Il tour europeo che passa per l’Italia serve a presentare il nuovo EP, ‘AHJ’, prodotto dalla Cult Records, etichetta guidata dal sodale Julian Casablancas. I temi affrontati nelle liriche sono molto personali e fin dal titolo, null’altro che l’acronimo del suo nome, non si può fare a meno di presumere quanto Hammond Jr possa tenere al successo di un’opera su cui appone le proprie generalità sia alla voce Artista che a quella Nome Album. Dopo il suo recente passato, anche solo avere un nuovo disco ed affrontare un nuovo tour può considerarsi un successo, ma non di pubblico: gli Strokes attuali, per quanto in ambasce, avrebbero probabilmente riempito un palazzetto, mentre il suo chitarrista si dovrà accontentare di un Circolo pieno poco oltre la metà. Oltre al frontman, polo nera striminzita, bretelle rosse e chitarra a tracolla, usata a tratti e senza troppa convinzione, ci saranno altri due chitarristi, un basso ed una batteria, che produrranno un sound corposo che esalterà i presenti. I brani che più ci resteranno impressi saranno quelli tratti dal primo album, riprodotto quasi interamente. Tra tutti emergeranno ’Scared’, melodia catchy e tono del cantato sofferto, reso ancora più credibile dalle sue storie personali e ‘Back To The 101’, semplicemente ‘101’ nella versione USA, inno malinconico con un ritornello che ti si attacca addosso come la colla Attack sulle dita durante qualsiasi riparazione domestica. Il nuovo ep verrà eseguito dalla prima all’ultima traccia e proprio ad uno degli estratti dal più recente lavoro il pubblico regalerà l’ovazione più grande al momento dell’attacco di un brano: si tratterà del primo singolo ’St. Justice’. Dopo 16 pezzi oscillanti tra indie pop e rock la scaletta regolare si chiuderà con una cover punk che di più non si può: ‘Last Caress’ dei Misfits. Anche l’uscita di scena baderà poco ai fronzoli, giusto il tempo di un rapido cenno di ringraziamento al pubblico. I presenti però non ne vorranno sapere di andarsene ed inizieranno ad intonare il coro “Albert, Albert” in luogo dei soliti urletti, ottenendo in cambio altri due brani. La chiusura avverrà con ‘Blue Skies’, a nostro avviso uno dei migliori pezzi da lui composti e probabilmente la miglior freccia presente nella sua faretra al momento di congedarsi.

A fine live, nella zona dove di consueto viene posizionato il banchetto del merchandising, non troviamo né dischi né materiale, ma soltanto una lunga distesa di transenne già occupate da una lunga distesa di fan che sono lì ad attendere spasmodicamente il passaggio del proprio idolo. Non siamo di quel partito, ma ci farebbe comunque piacere scambiare due parole con Albert, quindi ci defiliamo e attendiamo che la folla si smaltisca. Dopo qualche minuto arriverà Hammond, a seguito di un cambio d’abito che ce lo rimanderà indietro con un cappellino da baseball ed una tuta nera personalizzata con gli elementi presenti sulla cover art del suo ultimo lavoro: l’acronimo del titolo sul cuore e il cane rabbioso sulla schiena. Ci sarà modo di congratularsi con lui per il live e per l’outfit, cosa di cui si dimostrerà particolarmente orgoglioso sottolineandone la customization, e di scattare insieme una foto che più che da un post-concerto sembrerà tratta da una gara di occhiaie. Ci sembrerà un bambino felice e proprio non ce la sentiremo di stuzzicarlo dicendogli quello che abbiamo in mente da tempo: Stop The Strokes, please.

Andrea Lucarini

Foto: Claudia Rasmussen

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