Agnostic Front @ Traffic [Roma, 27/Giugno/2011]

900

Finalmente ho trovato l’occasione giusta per far visita al nuovo Traffic di via Prenestina. Una bella location che vede il ritorno a Roma degli Agnostic Front dopo quattro anni di assenza. La leggendaria band newyorkese sembra avere un rapporto ottimo con la capitale se si pensa che questa è la quinta volta a Roma per Miret & Co. e credo di comprenderne il motivo: l’accoglienza è tra le più folli e deliranti che abbia mai visto, insomma il clima al mio arrivo sembra anticipare il bagno di sudore che si verrà a creare di lì a poco. Alla cassa ho problemi con l’accredito, non risulto nella lista, così aspetto Davide per fargli un cenno. Durante l’attesa una ragazzina con i capelli viola mi fa notare con tutta la dolcezza della sua voce angelica, che sono “al concerto degli Agnostic Front cazzo! Cos’è quella faccia? Cioè tipo 6HC no?”. Soffocato dall’ira (“come osa costei rivolgersi a me in tal modo?”), la seguo con lo sguardo allibito mentre “zompetta” verso l’entrata. Risolto il problema alla cassa, una volta dentro, noto i Payback che si preparano sul palco. Oltre al “collega” Andrea al basso, noto un vecchio amico, Demian, alla batteria: una sorta di drum machine umana che quando suonavamo insieme non riusciva proprio a fare a meno del doppio pedale, dei tempi raddoppiati, insomma riusciva a rendere hardcore anche la “Canzone del Sole” di Battisti, cosa che ho sempre apprezzato. Sorseggio una birra felice di essere arrivato in tempo per vedere almeno i Payback (da dieci anni attivi nella scena romana) oltre gli Agnostic Front. L’attitudine hardcore nel live si avverte immediatamente: pezzi brevissimi e a manetta, forte presenza del metal e vicinanza allo stile newyorkese. Si alternano due voci, basso e batteria veramente compatti, qualche momento Oi in alcuni brani. Prima di andarsene dedicano l’ultimo pezzo a Robertò della Valium Records (Strenght Approach, Gozzilla e le Tre Bambine Coi Baffi, ecc…).

La sala si svuota quasi del tutto alla fine dell’esibizione, al bar fanno fatica a cambiare i fusti in tempo mentre fuori il banchetto del merchandising degli Angostic Front è preso d’assalto da un gruppo di giapponesi (una decina circa) che chiedono foto ed autografi a Vinnie Stigma. Quando, oltre al basso e alla batteria, i fonici infuocano il palco provando la chitarra distorta, il flusso di esseri pronti al carnaio rientra riempiendo pian piano l’intero locale. Si soffoca ancor prima di cominciare. L’entrata di Roger Miret è plateale e scatena il boato, schiene nude e braccia tese a salutarlo e poi, com’è giusto che sia, senza chiacchiere inutili, si scatena l’inferno. Essendo tornati per presentare la loro ultima fatica (la quindicesima per l’esattezza) ‘My Life My Way’ prodotta da Freddy Cricien dei Madball, propongono molti pezzi di quest’album, come la spagnoleggiante ‘A Mi Manera’, ‘Your Wrost Enemy’ e la possente title track che sottolinea il basilare messaggio di come l’HC sia uno stile di vita soprattutto per gente di strada. Nella bolgia di corpi, botte, stage vari e sudore ricordo ‘Crucified’, ‘Addiction’ contenuta in ‘Warriors’ e ‘Police State’. Nonostante l’evidente passione e fomento da parte loro nel live, Miret sembra accusare in alcuni momenti, ma cercano di dare veramente il massimo. Vinnie Stigma è palesemente divertito: il pubblico romano deve fare veramente un bell’effetto. Come fanno sempre, verso la fine del concerto invitano tutte le giovani pulzelle a salire sul palco e chiamano sotto al palco tutti gli uomini più sudati e scivolosi creando una sorta di “Grease Hardcore” suonano la bellissima ‘Gotta Gotta Go’, l’inno che sembrava urlato a squarciagola dall’intero locale: un bel momento. Ma poi escono, il pubblico ne vuole ancora, c’è qualche momento di esitazione, poi alcuni ragazzi fanno cenno che gli Agnostic Front non vogliono continuare. Concerto troppo breve? Forse, ma sono soddisfatto dell’intensità: in fondo hanno fatto tutto quello che dovevano fare e i pezzi nuovi, nonostante l’evidente “lucentezza” tipica delle produzioni di adesso, non sono poi tanto male. E sulla strada di casa penso tra me e me: il 16 mattina ho un esame, se lo passo, come premio torno al Traffic per vedere i Raw Power, se non lo passo come consolazione torno al Traffic per vedere i Raw Power.

Marco Casciani

4 COMMENTS

  1. bel report,grazie
    io li ho visti 4 anni fa all’alpheus, era il mio primo concerto punk..non ne sono più uscito

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here